[Elettrorock] Mallory Switch – Mallory (2010)

/5
http://www.myspace.com/malloryswitchhttp://www.gbsound.net/ I Mallory Switch si presentano al turning point del terzo album, da sempre spauracchio per qualsiasi artista, un po’ come il settimo anno di matrimonio, con Mallory .Titolo semplice, immediato che lascia poco spazio all’immaginazione. Cosa sia Mallory non è facile da definire. Il trio affonda la sua ricerca sonora in una dimensione industriale,



http://www.myspace.com/malloryswitch
http://www.gbsound.net/

I Mallory Switch si presentano al turning point del terzo album, da sempre spauracchio per qualsiasi artista, un po’ come il settimo anno di matrimonio, con Mallory .Titolo semplice, immediato che lascia poco spazio all’immaginazione.

Cosa sia Mallory non è facile da definire. Il trio affonda la sua ricerca sonora in una dimensione industriale, meccanica, ricca di evidenti mélanges acustici che sussurrano all’ascoltatore una realtà spigolosa e allo stesso tempo sono in grado di contenere il loro messaggio entro musicalità suadenti e rimbalzanti. Le atmosfere che dilagano nell’aria sono buie, scure a tratti tetre. Eppure in un prodotto fortemente caratterizzato dall’elettronica sembra facile ritrovare un’intenzione da rockettaro dell’ultima ora, vista la costruzione delle architetture melodiche che sembrano ritagliate ad arte su riff di chitarra, a detta degli stessi Mallory: “rock elettromeccanico per orecchie e menti inquiete”.
Una piccola chicca: sul seggiolino con scritto producer si siede Marco Trentacoste (collaborazioni con Deasonika, LeVibrazioni, Rezophonic, Lacuna Coil) e a dirla tutta si sente la sua mano pesante soprattutto nella gestione delle ritmiche che nella loro precisione chirurgica sono massicce ed estremamente solide. L’inquietudine intride ogni pezzo e non passa di certo un messaggio di pace e amore, all’opposto ci sembra poter benissimo far parte di una colonna sonora del miglior Terminator. Deflagrazioni notturne a turbamento di un sonno già di per sé irrequieto. A contrappeso necessario per evitare un’eccessiva oscurità della composizione finale si erge lolita la voce di Audrey Lynch.
L’intenzione è quella di voler proporre qualcosa che abbia una forma differente per un contenuto altrettanto anomalo.

Francesco Casati

Condividi.