Enrico Zanisi Life Variations

4/5
Non ci cado, caro Enrico, nella tua trappola. E scopro subito il trucco compositivo di “Life Variations“: una sequenza di note re ///, sol //, fa# ///, mi //, fa ///, sol //, mi ///, do //. La prima nota vale 4/8 e la seconda 3/8 e così via. Un bell’incastro, piacevolissimo, anche perchè la

Non ci cado, caro Enrico, nella tua trappola. E scopro subito il trucco compositivo di “Life Variations“: una sequenza di note re ///, sol //, fa# ///, mi //, fa ///, sol //, mi ///, do //. La prima nota vale 4/8 e la seconda 3/8 e così via. Un bell’incastro, piacevolissimo, anche perchè la sofisticazione ritmica non va a discapito di una discreta orecchiabilità. Mi piace come si relazionano, con eleganza contrappuntistica, il contrabbasso ed il piano. Bello, bello davvero: non potevi trovare un inizio migliore.

E tutto il resto, pur se non altrettanto geniale, non è da meno: gusto, delicatezza, eleganza. Dieci brani molto ben composti ed interpretati da un giovane davvero di talento (apprendo di classe ’90 e dunque giovane davvero, non come certi soggetti attempati che giocano a fare le promesse).

Solo uno standard (“In the wee small hours of the morning“) come chiusura, suonato in una modalità estremamente scarna. Niente funambolismi, niente numeri al trapezio e ti ritrovi, se la conosci, a canticchiare la melodia che tanto piacque a Frank Sinatra:

In the wee small hours of the morning
While the whole wide world is fast asleep
You lie awake and think about the girl
And never ever think of counting sheep

When your lonely heart has learned it’s lesson
Youd be hers if only she would call
In the wee small hours of the morning
That’s the time you miss her most of all.

Un’atmosfera malinconica che evoca sigarette fumate nel silenzio di un’alba che non arriva.

Come in molte tracce si nota il coraggio di spingersi su spazi di puro lirismo, rarefatti e dolcissimi. Seguire un istinto che porta ad un compromesso, riuscito, tra improvvisazione e scrittura, tra jazz e classica (vedi il “Carosello/Troppo Scuro“). Molte le ispirazioni, immagino frutto dello studio, chissà, di Schubert, di Schumann, di Mehldau, di Jarrett. Del resto noi saremo pure dei nani, ma pur sempre sulle spalle dei giganti.

Bravi davvero. Con grande stima.

Enrico Zanisi: pianoforte
Joe Rehmer: contrabbasso
Alessandro Paternesi: batteria

Marco Lorenzo Faustini


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