Eveline – αω

/5
Alfa e Omega, la vita e la morte, l’inizio e la fine. O tutto quello che ci sta in mezzo. Un viaggio spaziale, il tempo dilatato, lo scorrere infinito di chilometri e ore sono le suggestioni alle quali rimandano queste otto tracce dove i nomi di stelle e pianeti ricorrono in un gioco di riferimenti


Alfa e Omega, la vita e la morte, l’inizio e la fine. O tutto quello che ci sta in mezzo. Un viaggio spaziale, il tempo dilatato, lo scorrere infinito di chilometri e ore sono le suggestioni alle quali rimandano queste otto tracce dove i nomi di stelle e pianeti ricorrono in un gioco di riferimenti fantascientifici che sa tanto di kraut-rock e di prog.

Viaggiare nello spazio è noioso, dicevano i Modest Mouse, pesantemente citati nell’unica caduta di stile,  “Last Time At Alpha Centauri”. Viaggiare nello spazio è noioso ma anche avvolgente, psichedelico, e il merito degli Eveline è proprio quello di azzeccare in pieno la giusta miscela per essere credibili. I quarantacinque minuti di questo album sono infatti tutti rivolti alla ricerca dell’atmosfera, alla quale vengono asserviti tutti gli strumenti e tutti gli intenti di un gruppo fino a poco tempo fa votato solo al sacro dio del Post-Rock: l’operazione che ne viene fuori ricorda lo spiazzante doppio disco dei Julie’s Haircut di un po’ di anni fa, sebbene con meno punte di genio e qualche momento morto in più.

Nonostante questo la bellezza c’è, eccome. Il disco non va sotto gli standard del già ottimo “Waking Up Before Dawn”: racchiuse fra l’apertura di “To Kaluza’s White Quasar”, che riporta immediatamente ai Calla, e gli undici visionari minuti della conclusiva “Lunar 8”, ci sono molte buone idee e poche pecche, ma soprattutto, cosa più importante, c’è la capacità di partire ed arrivare senza far calare l’attenzione e la tensione, la bellissima capacità di creare ambiente che è, sempre più spesso, un dono di pochi.

Francesca Stella Riva

Condividi.