Fabrizio Bosso Plays Enchantment

Fabrizio Bosso Plays Enchantment Recensione /5
C’è qualcosa di languido, di sensuale e di decadente nelle musiche di Nino Rota (1911-1979): le sue melodie malinconiche, intrinsecamente legate a grandi capolavori della cinematografia, fanno ormai parte della nostra memoria collettiva, nazionale ed oltre. Chi non si è trovato a canticchiare un tema immortale come quello de “Il Padrino” oppure la marcetta scanzonata di “Otto e mezzo“?

C’è qualcosa di languido, di sensuale e di decadente nelle musiche di Nino Rota (1911-1979): le sue melodie malinconiche, intrinsecamente legate a grandi capolavori della cinematografia, fanno ormai parte della nostra memoria collettiva, nazionale ed oltre.

Chi non si è trovato a canticchiare un tema immortale come quello de “Il Padrino” oppure la marcetta scanzonata di “Otto e mezzo“?

Ecco dunque il senso di questo progetto, messo in opera nel centenario della nascita di Rota, di Fabrizio Bosso, musicista torinese, classe 1973: una reinterpretazione di questi brani, suonati dalla sua tromba (e flicorno) ed accompagnati dalla London Symphony Orchestra. La sezione ritmica jazz è invece composta da tre ottimi compagni di viaggio: Lorenzo Tucci alla batteria,Claudio Filippini al pianoforte e Rosario Bonaccorso al contrabbasso. Gli arrangiamenti e la direzione della prestigiosa orchestra sono di Stefano Fonzi.

E’ un disegno ambizioso (ma il buon Bosso ci ha abituato a sfide difficili) dove il rischio è sempre quello di scivolare nel pantano vischioso della nostalgia. Ma così non è. I temi, belli e ben arrangiati, risultano arricchiti degli inserti di jazz, che contribuiscono a dare la giusta spinta, il corretto impulso.

Così ci ritroviamo nel mondo un po’ magico di Luchino Visconti, di Federico Fellini, di Francis Ford Coppola. E questi temi, così ripensati, ci danno anche il senso della grandezza di un compositore che è stato, in vita, corteggiato dalle più importanti produzioni cinematografiche.

Marco Lorenzo Faustini

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