Fabrizio Cammarata & The Second Grace Rooms

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Un gran bel disco questo del siculo Cammarata. Un lavoro caldo, dove un’estrema intimità e una sorta di isolamento insulare si sposano con un cantautorato raffinato alla Tim Buckely. Prodotto da JD Foster e con la partecipazione di gente dei Calexico, “Rooms” è un album dal respiro internazionale, un disco che sembra “vero”, così lontano

Un gran bel disco questo del siculo Cammarata. Un lavoro caldo, dove un’estrema intimità e una sorta di isolamento insulare si sposano con un cantautorato raffinato alla Tim Buckely. Prodotto da JD Foster e con la partecipazione di gente dei Calexico, “Rooms” è un album dal respiro internazionale, un disco che sembra “vero”, così lontano com’è dai riferimenti della musica indipendente italiana. Eppure, strano a dirsi, il suo difetto, a volerne trovare uno, è proprio la predominanza dei grattacieli di New York rispetto ai panorami dell’antica ed assolata Palermo.
Diciamocelo chiaro, gli episodi migliori sono quelli come “Alone & Alive“, dove atmosfere mediterranee si uniscono perfettamente alla concezione moderna di canzone, un ibrido che non sarebbe potuto uscire da nessuno che non avesse un legame con una terra come quella siciliana. Di contro l’eccessiva “estereofilia” porta Fabrizio Cammarata a pronunciare “Palermo” e “Monte Pellegrino” con uno strascicato accento stelle e strisce, creando un effetto di grottesca provincialità onestamente evitabile. Parliamo comunque di peccati veniali che non cambiano un dato di fatto: “Rooms” è uno dei dischi più belli del 2011, punto e basta.
Stefano Di Noi
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