Federico Braschi – Tra Le Nuvole E L’Asfalto

Federico Braschi Tra Le Nuvole E L'Asfalto Recensione /5
Che Vasco Brondi abbia dato nuova linfa e speranza al cantautorato Made in Italy è fuor di dubbio; far (intra)vedere una possibilità di successo alla giovane schiera di cantautori amatoriali ha dato una piccola scossa all’intero ambiente, scossa che non era possibile ricevere da mostri sacri come Francesco Guccini, Francesco De Gregori ed il grande

Che Vasco Brondi abbia dato nuova linfa e speranza al cantautorato Made in Italy è fuor di dubbio; far (intra)vedere una possibilità di successo alla giovane schiera di cantautori amatoriali ha dato una piccola scossa all’intero ambiente, scossa che non era possibile ricevere da mostri sacri come Francesco Guccini, Francesco De Gregori ed il grande e compianto Fabrizio De Andrè, ormai sempre più leggende e sempre meno facili da prendere come esempio per poter muovere i primi passi.

E’ così che, tra la miriade di giovani cantautori italiani che affollano Myspace, Facebook e Youtube, si distingue il ventenne cesenate Federico Braschi. Il concept del disco è dato dalle composizioni di Federico a cui lo stesso, con l’aiuto di Antonio Gramentieri, Franco Naddei, Diego Sapignoli e Antonio Righetti (meglio conosciuto come ‘Rigo’, nonché storico bassista di Ligabue), ha lavorato per modellare nel miglior modo possibile il tappeto sonoro su cui si sarebbero dovuti appoggiare i testi, mai banali e densi di sincerità e concretezza, dell’autore.

Tra i dieci pezzi presenti nell’LP è difficile scegliere il migliore ed assolutamente non si ragiona per demeriti, anzi, è quasi un dispiacere lasciare fuori dalle citazioni alcune canzoni veramente complete, ben strutturate e ben riuscite. Se proprio si dovesse limitare la scelta dei brani presenti all’interno del disco a tre indispensabili, la scelta cadrebbe (quasi sicuramente) su “Alzando Gli Occhi“, in cui si ha il primo e decisivo impatto con la voce di Federico aiutata da una chitarra con incedere folk, su “Hotel Supramonte“, che sembra un rimando ed anche un omaggio al grande maestro Fabrizio De Andrè, e su “Pioggia E Tempo“, dove il giovane si mette alla prova ‘sfidando’ i Modena City Ramblers nel cantato senza sfigurare, anzi, riuscendo a creare una piacevole mistura che sarebbe interessante vedere riproposta a parti inverse.

La bellezza del disco sta appunto nel mettere in ‘difficoltà’ l’ascoltatore in scelte come questa, poiché significa che l’offerta a livello di sensazioni ed emozioni è veramente vasta per ogni brano compreso. Una difficoltà piacevole che porta ad un apprezzamento complessivo maggiore soprattutto in relazione alla qualità del risultato dell’unione tra musica e parole, operazione sempre ben riuscita nell’interezza di “Tra Le Nuvole E L’Asfalto“.

Il disco, completamente autoprodotto, era già uscito nel 2009 senza l’appoggio di un’etichetta discografica, mentre ora, grazie all’appoggio di Goodfellas il lavoro del giovane Federico può godere (sicuramente) di maggiore visibilità, assolutamente meritata. Il risultato finale è soddisfacente e sorprendente, soprattutto se si considera la giovane età del talento di Cesena. Davvero interessante la capacità di Braschi di mantenere un continuum per tutto il disco nonostante le diverse influenze portate anche dagli interventi musicali esterni (Modena City Ramblers su tutti); molti punti di forza e pochissimi punti deboli, su cui l’esperienza potrà sicuramente aiutare. Un disco da non perdere e, se queste sono le premesse, un artista da non sottovalutare e da non dimenticare troppo facilmente.

Federico Croci

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