Filippo Dallinferno Filippo Dallinferno

Filippo Dallinferno 3.5/5
Già noto per la militanza in Rezophonic e Fire, Filippo Dallinferno si dedica con questo lavoro omonimo alla pubblicazione del suo primo disco da solista, dove oltre ad occuparsi della sua amata sei corde, il nostro si è messo anche dietro al microfono, con risultati più che soddisfacenti. Sua ovviamente anche la stesura di quasi

Già noto per la militanza in Rezophonic e Fire, Filippo Dallinferno si dedica con questo lavoro omonimo alla pubblicazione del suo primo disco da solista, dove oltre ad occuparsi della sua amata sei corde, il nostro si è messo anche dietro al microfono, con risultati più che soddisfacenti. Sua ovviamente anche la stesura di quasi tutti i pezzi che compongono il platter, fa eccezione solamente la splendida reinterpretazione della “Caruso” del compianto Lucio Dalla, del quale Filippo è da sempre stato un grande ammiratore. L’omaggio è assolutamente riuscito, il buon Lucio ne sarebbe stato più che compiaciuto, e la canzone è fra quelle più vocalmente intense dell’intero disco.

Ma andiamo con ordine. La traccia che da il la è una ballata voce/chitarra dalle atmosfere molto cantautorali e dai toni malinconici. Molto ben interpretata e ben riuscita. Se l’opener melodica ci ha fatto credere per un paio di minuti che il disco avrebbe potuto viaggiare sul binario del cantautorato d’autore per tutta la sua durata, arriva subito la doppietta “Come on John” e “Signorina Dallinferno” a ricacciare a malo modo questo sentore nel regno delle ipotesi campate per aria, e Filippo comincia a suonare i nostri timpani come tamburi, incalzandoci con riff velocissimi, ritmiche punk rock e testi all’acido solforico. Poi arriva “Caruso” a riportare un attimo la calma nella baraonda sonora lasciata dalle due cattive bambine di cui sopra, ma appena l’ombra del lupo Lucio Dalla svanisce dai riflettori arriva un altro assalto sonoro, con altri tre brani dall’effetto altrettanto dirompente dei precedenti, che si susseguono alla velocità del suono, lasciandoci disorientati e con le ossa ammaccate dal moshpit immaginario in cui ci trascinano a forza e senza chiedere il permesso. “Rimorso” ci da un attimo di tregua con un ritmo meno serrato e  più cadenzato, ma anche in questa ottava traccia la tensione sonora non si abbassa, tenuta viva dagli intrecci vocali tessuti dall’autore.

E poi…e poi la parte finale del disco ci lascia il tempo di tirarci insieme e di cercare di capire cos’è successo in questi 25 minuti circa. I successivi e conclusivi minuti (poco meno di dieci) sono affidati ad una doppia traccia acustica, dove la chitarra di Filippo, accompagnata da un ensemble strumentale, ci conduce dolcemente, molto dolcemente, fuori dalle porte dell’inferno sonoro in cui poco prima eravamo stati risucchiati senza nemmeno aspettarcelo. Dicevo doppia traccia acustica, perché “Non torno più” è seguita a ruota da “uip onrot non”, sì, lo dice già il titolo cosa succede, Filippo ci fa riascoltare al contrario la traccia che abbiamo appena sentito. Subliminale? Satanica? Non so, però il risultato è notevole, ed anche piacevole. Non ho provato ad ascoltarla a mezzanotte davanti a due specchi messi uno di fronte all’altro per vedere cosa succede (lascio a voi questa prova se vi va), io personalmente ho preferito premere immediatamente “play” sul mio stereo e farmi strapazzare un’altra volta dal buon Filippo Dallinferno. Ah, da allora il cd è in loop nella mia autoradio e sembra non volerne sapere di uscire (o io non voglio saperne di schiacciare “eject” forse), quindi…a vostro rischio e pericolo.

Corrado Riva


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