[Folk] Dylan Leblanc – Paupers Field (2010)

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http://www.dylanleblanc.com/http://www.roughtraderecords.com/ Forse non ne avete (ancora) sentito parlare, ma lui è Dylan Leblanc, l´enfant prodige del folk. A sette anni l´incontro fatale con la prima chitarra gli aprí le porte della musica, a undici l´inizio dei turbamenti pre adolescenziali lo spinsero tra le braccia del songwriting, mentre a quindici il desiderio di viaggiare e diffondere



http://www.dylanleblanc.com/
http://www.roughtraderecords.com/

Forse non ne avete (ancora) sentito parlare, ma lui è Dylan Leblanc, l´enfant prodige del folk. A sette anni l´incontro fatale con la prima chitarra gli aprí le porte della musica, a undici l´inizio dei turbamenti pre adolescenziali lo spinsero tra le braccia del songwriting, mentre a quindici il desiderio di viaggiare e diffondere il proprio verbo lo spronarono ad intraprendere le prime live performaces in giro per il mondo. Naturale evoluzione di tutto ció é “Paupers Field”, album di esordio dell´ora ventenne ragazzo della Louisiana. Non male come evoluzione.

E davvero niente male anche questo suo lavoro: dodici ballate folk intrise di godibile malinconia che fluiscono lente e garbate, mature (o desiderose di esserlo) nei testi e nelle armonie, struggenti quel tanto che basta. Un po’ Neil Young, un po’ Bob Dylan, Leblanc cerca la propria strada con la testa rivolta verso i mostri sacri del folk.                                                                 

La delicatezza delle melodie, tutte semplicemente composte da chitarre, banji e timide sinfonie di archi, si ritrova ad essere spesso commovente. Ma l´impressione è che lo sia solo per caso: da parte di Dylan non si nota nessuna ricerca ossessiva del pathos: le atmosfere da lui create rimangono sobrie per tutta la durata dell´album, senza mai sdilinquirsi in eccessivi malinconismi.

“Emma Hartey” e “If the Greek don´t Rise” brillano tra tutte con i loro refrain piú orecchiabili, ma anche “5th Avenue Bar” e “Changing of the Season” si lasciano apprezzare nel loro stile country un po’ piú marcato.

Dylan Leblanc ha tutto il tempo per crescere, per orientarsi tra miti e ispirazioni trovando la propria identità e per capire quale percorso intraprendere nel futuro. Nel frattempo ci ha regalato un album discreto e raffinato, perfetto per le prime giornate autunnali e da assaporare nel suo riposante e quieto incedere.

Valentina Lonati

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