[Folk] Elvenking – Two Tragedy Poets (2008)

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The Caravan Of Weird Figures – Another Awful Hobs Tale – From Blood To Stone – Ask A Silly Question – She Lives At Dawn – The Winter Wake (acoustic Version) – Heaven Is A Place On Earth – My Own Spider’s Web – Not My Final Song – The Blackest Of My Hearts –

The Caravan Of Weird Figures – Another Awful Hobs Tale – From Blood To Stone – Ask A Silly Question – She Lives At Dawn – The Winter Wake (acoustic Version) – Heaven Is A Place On Earth – My Own Spider’s Web – Not My Final Song – The Blackest Of My Hearts – The Wanderer (acoustic Version) – Miss Conception

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Certo è che con questo “Two Tragedy Poets (And a Caravan Of Weird Figures)” gli Elvenking rimuovono definitivamente quel dubbio che mi galoppava nella mente dal giorno stesso dell’uscita del penultimo The Schyte: la sterzata estrema non era una manovra per attirare una nuova categoria di simpatizzanti, si trattava di una scelta dettata dalle sensazioni e dagli umori di quel periodo. E AFM Records non ha pressato per ottenere quella “svolta”: meglio così.
Il nuovo step degli Elvenking è un disco assai diverso dai quattro pubblicati sin qui, trattasi di un intarsio acustico che soltanto in due casi su dodici è alimentato da una chitarra elettrica (Aydan non ce l’ha proprio fatta a tenerla fuori del tutto) e che racchiude anche una breve retrospettiva, The Winter Wake e The Wanderer. Versioni soft e congeniali delle cavalcate originali, vantaggiose per i concerti che verranno.

E’ chiaro che, nonostante la notizia sia stata divulgata con grande anticipo, il supporter medio farà fatica ad accettare l’operazione nell’immediato, proprio perché abituato ad una versione accelerata ed elettrica ma, tempo qualche ascolto e si invaghirà di un disco che propone musica dal tasso qualitativo medio/alto.

La magia degli Elvenking oggi si fa più elegante, più raffinata, e l’unico brano che stona con tutto il resto è una cover, Heaven Is A Place On Earth, che non demerita ma esce notevolmente dallo schema fiabesco. I voiceover distruggono l’atmosfera (a quando i promozionali watermarked?) ma non impediscono di capire che il gruppo di Aydan & Damnagoras non ha perso smalto durante la fase di songwriting, e l’aggiunta di un Elyghen (il violinista) ispirato dalla “sua” Irlanda porta in seno quella dote celtica di cui i ragazzi necessitavano da un po’.
Per i cultori di musica folk, Two Tragedy Poets apparirà come un lavoro da gustare tutto d’un fiato giorno dopo giorno, gli altri dovranno attendere ancora qualche mese per tornare a sentire gli Elvenking nel formato standard. Io lo acquisterei senza pensarci troppo.

Gaetano Loffredo

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