[Folk] Emma Tricca – Minor White (2010)

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http://www.emmatricca.com/http://www.finderskeepersrecords.com/ Emma Tricca è una songwriter di chiare origini italiane (in Italia ci è proprio nata), ma sin da giovanissima vive e lavora in UK, con frequenti spostamenti negli USA (New York, alla ricerca del Santo Graal in quel del Greenwich Village, e Texas). Infatti, in “Minor White” d’italiano non c’è proprio nulla. Si tratta



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Emma Tricca è una songwriter di chiare origini italiane (in Italia ci è proprio nata), ma sin da giovanissima vive e lavora in UK, con frequenti spostamenti negli USA (New York, alla ricerca del Santo Graal in quel del Greenwich Village, e Texas). Infatti, in “Minor White” d’italiano non c’è proprio nulla. Si tratta invece di un disco totalmente intriso di folk e country, stilisticamente oscillante fra ballata britannica e canzone americana.

A stupire è in primo luogo la voce di Emma, davvero molto simile a quella di Joan Baez, ricca di sfumature e in grado di suscitare profonde emozioni con il solo ausilio di una chitarra acustica (a volte sostituita da un banjo) e pochissimo altro (qualche accenno di piano e organo, archi nella conclusiva “Lost In New York”). Un album scarno e spartano, quindi, idealmente composto nel 1965 o giù di lì. La Tricca è una folksinger purissima, quasi arcaica. Pochissimi, se non addirittura inesistenti, i collegamenti col presente e il nuovo indie folk (o freak folk, chiamatelo come volete) di gente come Devendra Banhart, Sufjan Stevens e simili; fra le donne, anche lo stile di Cat Power o Joanna Newsom appare molto lontano. Nel nostro caso, oltre alla Baez sono forti le suggestioni di Joni Mitchell, Nick Drake e Donovan, ma la semplicità incontaminata dei brani porta persino più indietro, alle radici del folk, del country e del blues; è lei stessa ad indicare, fra le sue maggiori influenze, musicisti quali Son House e Elisabeth Cotten. Anche quando i colori si fanno un po’ più psichedelici, e ciò avviene nell’introduttiva “All Along The Hudson” (anche grazie al tocco dell’organo) e in “Monday Morning Yawning”, il pensiero corre al vecchio psych folk inglese di più di quarant’anni fa piuttosto che agli autori contemporanei. Per il resto le canzoni sono di una compostezza assoluta, sia quando ci si avvicina al country propriamente detto (Cobblestone Street) sia quando si punta verso la folk ballad più antica (Weatherman).

Mojo l’ha promossa a pieni voti, e alla cantautrice si può già predire un futuro denso di soddisfazioni artistiche, se saprà mantenere la stessa ispirazione nel comporre e la stessa grazia nell’interpretare ciò che scrive.

Stefano Masnaghetti

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