[Folk Rock] Robert Plant – Band Of Joy (2010)

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http://www.robertplant.com/http://www.universalmusic.com/ Robert Plant è un animale strano. Ha voluto dimostrare a tutti i costi di non essere stato ‘solamente’ il cantante dei Led Zeppelin. E ci è riuscito, per carità: senza andare troppo indietro, “Mighty Rearranger” (2005) e la collaborazione con Alison Krauss (“Raising Sand” – 2007) sono dei disconi. Di recente però il buon



http://www.robertplant.com/
http://www.universalmusic.com/

Robert Plant è un animale strano. Ha voluto dimostrare a tutti i costi di non essere stato ‘solamente’ il cantante dei Led Zeppelin. E ci è riuscito, per carità: senza andare troppo indietro, “Mighty Rearranger” (2005) e la collaborazione con Alison Krauss (“Raising Sand” – 2007) sono dei disconi.

Di recente però il buon Robert si è lasciato andare in interviste un po’ strane: da dopo la reunion di una notte coi Led Zeppelin (2007) sembra che non riesca più a fare i conti né col passato da dio dorato né con l’avanzare dell’età. Il rock gli fa paura, punto. Sarà per questo che è andato a recuperare il nome Band of Joy? Il nome della sua prima band, ora rispolverato per questa nuova line – up (accompagnato dai cantautori Patty Griffin e Buddy Miller) che lo guida nelle ricerca e rielaborazione delle sonorità che sono state per lui il punto di partenza. Folk e blues, country e bluegrass, elementi chiave per la sua vita artistica, protagonisti in un album basato principalmente su cover.

Il disco è ovviamente fatto con tutti i crismi del caso, alta tecnica, tante chitarre interessanti, suoni sfiziosissimi (ma quanto è sferragliante “You Can’t Buy My Love”?), quello di cui pecca è forse un’eccessiva pedanteria e mancanza di carisma. Tutti brani rifatti come Dio comanda, ma dove sono le emozioni? L’apice emozionale lo dà il duetto con Patty nella lunga “Silver Rider”, poi fanno bella figura i pezzi con suoni più moderni (“Angel Dance” dei Los Lobos, la conclusiva “Even This Shall Pass Away” e soprattutto la notturna “Monkey” – altro duetto con Patty) e i pezzi tradizionali come “Cindy, I’ll Marry You Someday” e “Satan Your Kingdom Must Come Down”, dove viene fuori tutto il carisma della voce di Plant. In definitiva realizzato bene, ci sono dentro diverse perle, ma annegate un po’ dalla noia.

Marco Brambilla

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