[Folk Rock] The Decemberists – The …

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  [Folk Rock] The Decemberists – The Hazards Of Love (2009) Prelude – The Hazards Of Love I (The Whistles Won’t Wrestle The Thistles Undone) – A Bpwer Scene – Won’t Want For Love (Margaret In The Taiga) – The Hazards Of Love II (Wager All) – The Queen’s Approach – Isn’t It A Lonely

 

[Folk Rock] The Decemberists – The Hazards Of Love (2009)

Prelude – The Hazards Of Love I (The Whistles Won’t Wrestle The Thistles Undone) – A Bpwer Scene – Won’t Want For Love (Margaret In The Taiga) – The Hazards Of Love II (Wager All) – The Queen’s Approach – Isn’t It A Lonely Night – The Wanting Comes In Waves/Repaid – An Interlude – The Rake’s Song – The Abduction Of Margaret – The Queen’s Rebuke/The Crossing – Annan Water – Margaret In Captivity – The Hazards Of Love III (Revenge!) – The Wanting Comes In Waves (Reprise) – The Hazards Of Love IV (The Drowned)

http://www.decemberists.com/
http://www.roughtraderecords.com/

I The Decemberists sono una band unica. Grazie a Dio. Il termine ‘di nicchia’ gli calza a pennello: americani che cantano come se fossero cantautori inglesi, col guardaroba uscito dalla prima guerra d’indipendenza americana, con album che narrano storie da narrativa classica, pop folk dal vocabolario ricercato. Però la ‘nicchia’ in america si sta lentamente allargando e i The Decemberists stanno ottenendo sempre più riconoscimenti.
Per fortuna forse riusciremo a risparmiarceli: per apprezzare a dovere il gruppo infatti dovreste essere anglofili convinti. Solo con una padronanza perfetta della lingua potreste godere della favella articolata del cantante Colin Meloy (quanti sanno cosa sia un ‘rake’ senza sbirciare su Wikipedia?). Questo perché il grande sforzo messo nei testi non è spesso supportato da brani adeguati. Folk rock ricco di strumenti e con idee che lo avvicinano anche al prog.

Ma i nostri farebbero meglio ad ascoltarsi per bene più Bob Dylan (folk fatto come si deve), Kate Bush (pop+influenze letterarie come si deve) e Jethro Tull (folk prog come si deve) se davvero vogliono ottenere un minimo di orecchiabilità. La loro ultima opera infatti offre una storia molto ricca e articolata (stupri, spiriti della foresta, regine della foresta, rapimenti nella foresta…), e che dimostra uno sforzo unico a livello di testi…musicalmente è tutto competente ma poco incisivo.
Si parte bene con un’intro atmosferica seguita da un concentrato che funziona: title track melodica, pezzo minaccioso con chitarre più pesanti (‘A Bower Scene’), spazio per il cantato femminile (‘Won’t Want For Love’). Poi quasi senza accorgersene il ritmo si affossa e il disco scorre molto ‘rigido’ e ‘di maniera’, andando poi a ripetere certi ‘temi’ in maniera troppo prolissa. Un compito fatto gran bene ma che scorre piatto e senza grandi emozioni (‘Margaret in Captivity’ sembra l’inizio di ‘Wanted Dead Or Alive’ di Bon Jovi). Meglio del precedente The Crane Wife (2006, quasi totalmente acustico e parecchio soporifero), qualcosa si muove nelle parti più elettriche (che riecheggiano in qualche maniera i concept di Pink Floyd e The Who) ma alla fine del disco ci si accorge che non si è andati da nessuna parte.
Forse ai loro fans va bene anche così: teniamoli lontani dalle tentazioni del mainstream  Per tutti gli altri: che due palle…

Marco Brambilla

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