Foo Fighters – Sonic Highways

foo-fighters-sonic-highways-recensione 3.5/5
Quando andare con il pilota automatico può non essere un male.

Ormai i Foo Fighters, e più precisamente il frontman Dave Grohl, sono la band che può prendere e fare quel che vuole, un po’ come quanto fatto da Nelson dei Simpson in uno storico episodio della serie animata, dopo che sei riuscito a scrollarti di dosso il ruolo di ex batterista dei Nirvana, diventando il frontman di una delle più affermate rock band degli ultimi vent’anni, ed aver condiviso il palco con due quarti dei Led Zeppelin, una persona normale si prenderebbe una pausa. Parola che però Grohl e soci non sanno cosa significhi.

Dopo aver sfogato la rabbia primordiale con il precedente “Wasting Light” (ricordate “White Limo”?), disco nel quale vi è stato anche il loro personale tributo a quegli Husker Du senza i quali i Foo Fighters probabilmente non sarebbero mai esistiti, il percorso dei Foos nella Route 66 della musica li porta ad esplorare le sfumature di quarant’anni di rock a stelle e strisce, continuando quanto fatto nel precedente capitolo “Sound City”. Un viaggio anche nel senso geografico al punto che i cinque, accompagnati da Butch Vig confermato nel ruolo di produttore, hanno scelto otto città diverse per registrare gli altrettanti brani di “Sonic Highways”.

Un progetto ambizioso, che incasella nella matrice musicale dei Foo Fighters anche le influenze di questi otto angoli di Stati Uniti. Dall’impronta del Chicago sound di Steve Albini nell’inaugurale “Something For Nothing” (con tanto di citazione di “Holy Diver” di Ronnie James Dio) all’epica e newyorkese “I Am A River”, “Sonic Highways” presenta una band diventata adulta che vuole insegnare ai fan più giovani il sound dei loro genitori. E non è un caso che tra gli ospiti spicchino nomi del calibro di Rick Nielsen, famoso per i suoi trascorsi nei Cheap Trick, Joe Walsh degli Eagles e i Bad Brains

Non si può parlare però di capolavoro imperdibile, di disco che si può mettere a fianco di capisaldi come “The Colour And The Shape” e il già citato “Wasting Light”: i brani sono sì buoni, non vi sono clamorosi cali di tono, ma nulla è destinato a restare in testa anche negli ascoltatori più casuali e, soprattutto, sono rari gli sprazzi di genio e le hit capaci di trascinare da sole dischi, vero punto di forza del gruppo. “Sonic Highways” acquisisce però un gran valore nel suo complesso: accompagnato al disco, infatti, vi è un’omonima serie TV che vede protagonisti il gruppo e svariati simboli della musica nordamericana. Ecco, se consideriamo anche quel punto di vista, allora Grohl e soci han fatto bingo, un’altra volta.


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