[Garage Rock] Mudhoney – The Lucky Ones (2008)

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  I’m Now – Inside Out Over You – The Lucky Ones – Next Time – And The Shimmering Lights – The Open Minds – What’s This Thing? – Running Out – Tales Of Terror – We Are Rising – New Meaning http://www.subpop.com/artists/mudhoney/ http://www.subpop.com Chi sono i fortunati di cui si parla nel titolo? Semplice:

 

I’m Now – Inside Out Over You – The Lucky Ones – Next Time – And The Shimmering Lights – The Open Minds – What’s This Thing? – Running Out – Tales Of Terror – We Are Rising – New Meaning

http://www.subpop.com/artists/mudhoney/

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Chi sono i fortunati di cui si parla nel titolo? Semplice: i fortunati siamo noi! Noi, cresciuti con il riff incendiario di “Touch Me I’m Sick”, noi che abbiamo regalato il nostro udito al “superfuzz” di Steve Turner e alle urla sguaiate e selvagge di Mark Arm, noi che consideriamo i Mudhoney tra i più grandi gruppi rock degli ultimi vent’anni (e questo disco esce proprio a vent’anni dalla formazione del gruppo).

Il ritorno del quartetto di Seattle, due anni dopo il modesto “Under A Billion Suns”, non avrebbe potuto essere più commovente e convincente. Registrato in pochi giorni, “The Lucky Ones” è un disco veloce, rumoroso, emozionante e dannatamente sincero; le sue undici canzoni rientrano perfettamente nello stile del gruppo, pochi fronzoli e via con il consueto garage rock senza compromessi, nel quale mai come ora è evidente il tributo che i Nostri pagano agli Stooges e ai loro illustri concittadini Sonics. Il brano d’apertura, “I’m Now”, è tra i più chiari manifesti di estetica vintage, con tanto di hand clapping e accompagnamento di boogie pianistico, giusto per ribadire che loro con il cosiddetto grunge non hanno mai avuto molto a che spartire. La successiva “Inside Out Over You” è forse il gioiello dell’intero album, una lenta melodia morbosa inondata di fuzz, wah – wah e distorsioni di ogni specie: siamo quasi ai livelli dei loro primi dischi. All’epilettica “Tales Of Terror” va la palma di pezzo più adrenalinico dai tempi di “Here Comes Sickness”: Arm e Turner fanno a gara per essere i più psicotici possibile con i loro rispettivi strumenti (la follia degli MC5 è dietro l’angolo).

La cosa allucinante è che i Mudhoney, nei loro momenti più ispirati, riescono a suonare sempre freschi e attuali, pur utilizzando un vocabolario sonoro di quarant’anni fa: non hanno mai fatto nulla per seguire le mode (anzi, a fine anni Ottanta sono stati loro ad essere tra i più grandi fautori della riscoperta del garage autentico), ma un’urgenza espressiva fuori dal comune ha permesso loro di risultare unici ed inimitabili per tutti questi anni. Io ho già scritto troppo, aggiungo solo che chi, come il sottoscritto, ha nel sangue la passione per certe sonorità, deve assolutamente possedere uno dei più bei dischi usciti quest’anno.

Stefano Masnaghetti

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