Gattamolesta Vecchio Mondo

Gattamolesta Vecchio Mondo Recensione 4/5
Questo è uno di quei dischi che mentre lo ascolti godi. E ti fai domande. E che quando finisce sei appagato dall’ascolto. Ma la domanda resta. E la domanda è: “Chi mi ricordano?”. E lo rimetti su. E poi ti accorgi che ogni brano porta con se una nuova declinazione della domanda di cui sopra.

Questo è uno di quei dischi che mentre lo ascolti godi. E ti fai domande. E che quando finisce sei appagato dall’ascolto. Ma la domanda resta. E la domanda è: “Chi mi ricordano?”. E lo rimetti su. E poi ti accorgi che ogni brano porta con se una nuova declinazione della domanda di cui sopra. Perché al secondo brano sai per certo che ti ricordano questi, che ce li hai sulla punta della lingua che però non sono quelli che ti ricordava il primo brano, anche se non ti viene nemmeno il nome di quelli lì. E al terzo brano? E anche qui c’è un qualcosa che ti richiama qualcuno che però non è né quello di prima né quell’altro. E alla fine, oltre al bello della musica, ci sono queste domande.

E piano piano, i nomi magari ti vengono pure in mente… noi potremmo fare quelli di Gogol Bordello, Ratti Della Sabina, Cafè Tacuba, Capossela, Cavalieri Del Re (!) e financo Manu Chau, Gotan Project e Kultur Shock. Sì, roba da centro sociale, e mentre voi decidete se è un bene o un male, noi facciamo ripartire ancora una volta questo intrigante disco di punkfolkrockgitanocaucasocantautoriale perché in fondo quando mischi mela, arancia, fragola, pesca, mandarino, kiwi, banana, mela granata e pinoli stai mangiando una cosa che è diversa dalla somma delle parti e che si chiama macedonia o Gattamolesta, e comunque è buona assai e forse ci stanno bene pure un po’ di panna montata e vino bianco, vallo a sapere.

Stefano Di Noi


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