Guano Apes – Bel Air

guano apes bel air recensione /5
I Guano Apes, oggettivamente, non sono mai stati un gran gruppo: la capacità di essere stata la band giusta al momento giusto, armata di un pacchetto di singoli bomba (Open Your Eyes, No Speech, Dödel up, Lords Of The Boards e la cover di Big In Japan degli Alphaville), ha permesso loro di raggiungere la


I Guano Apes, oggettivamente, non sono mai stati un gran gruppo: la capacità di essere stata la band giusta al momento giusto, armata di un pacchetto di singoli bomba (Open Your Eyes, No Speech, Dödel up, Lords Of The Boards e la cover di Big In Japan degli Alphaville), ha permesso loro di raggiungere la notorietà tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio. Bel Air, la nuova fatica dopo la reunion del 2009, conferma quanto detto prima: un gruppo senza infamia e senza lode, che ha la fortuna, non da tutti, di azzeccare quei tre-quattro brani che potrebbero giustificare l’acquisto di un disco.

Oh What A Night, singolo di lancio, è tra questi: canzone ruffiana e radiofonica che conferma il fatto che i tedeschi si appoggino al talento di Sandra Nasic e alla clamorosa sezione ritmica, anche se l’impressione è che il bassista Stefan Ude viaggi con il freno a mano tirato per buona parte del disco. Per il resto buone tracce che fanno l’occhiolino al materiale passato (ottimi i synth di She’s A Killer, la lo fi Tiger e le crossover All I Wanna Do e Trust) e una serie di canzoni mediocri, che dimostrano il fatto che con il pop i Guano Apes non ci azzeccano.

Non che le aspettative fossero così alte, ma Bel Air non è il miglior ritorno discografico che i Guano Apes potessero fare dopo otto anni di letargo. Occasione sprecata.

Nicola Lucchetta

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