[Hard Rock] Papa Roach – Metamorphosis (2009)

2.5/5
  Days Of War – Change Or Die – Hollywood Whore – I Almost Told You That I Loved You – Lifeline –  Had Enough – Live This Down – March Out Of The Darkness – Into The Light – Carry Me – Nights Of Love – State Of Emergency http://www.paparoach.com/ http://www.interscope.com/ Non è un

 

Days Of War – Change Or Die – Hollywood Whore – I Almost Told You That I Loved You – Lifeline –  Had Enough – Live This Down – March Out Of The Darkness – Into The Light – Carry Me – Nights Of Love – State Of Emergency

http://www.paparoach.com/
http://www.interscope.com/

Non è un mistero: il precedente The Paramour Session mi aveva sconquassato il cervello per bene, portandomi a inserirlo tra i migliori album del 2006 e a livello di Infest per quanto riguarda la band statunitense. Benché non tutto il resto della stampa (e dei fans) la pensasse come me, ancora oggi lo giudico un disco da paura.

Perché questa introduzione? Perché il nuovo “Metamorphosis” è inferiore a quel lavoro. E’ comunque un cd godibile che vi farà trascorrere tre quarti d’ora sballosi al primo ascolto (non so se ne farete altri) ma che segna un marcato e definitivo passo dei Papa Roach verso un pubblico di massa abituato a mid tempos, ritornelli innocui e distorsioni meno pese e graffianti (e anche all’emo rock se vogliamo esser completi nell’informazione). Date un ascolto a “Lifeline”: singolone successivo a “Hollywood Whore”, annacquato e poco incisivo che starebbe bene in un telefilm per teenagers. Fortunatamente l’album si apre con una sferragliante “Change Or Die” (che segue una intro che ricorda No More Sorrow dei Linkin Park e che potrebbe essere un bel segnale di ciò che verrà dopo) e si chiude con l’altrettanto gustosa “State Of Emergency”. In mezzo però i ritmi non cambiano mai e, nonostante le melodie dei refrain siano vincenti, le canzoni sono tutte troppo simili le une alle altre. “Into The Light”, che vanta la presenza di un certo Mick Mars,  passa quasi inosservata in mezzo a pacchi quali “Carry Me” e “Had Enough”.

Insomma la trasformazione è stata compiuta e non c’ha lasciato entusiasti, il tempo dirà se il disco farà bene o male a una band che non ha trovato le conferme che cercava e ha deciso di puntare su un ammorbidimento generalizzato per riprendere quota. Noi torniamo a sentirci “To Be Loved” e “I Devise My Own Demise”, guardando con occhi languidi “Infest” e anche “LoveHate Tragedy”. In ogni modo attendiamo i nuovi brani sul palco, luogo dove Jacoby Shaddix e compagni difficilmente lasciano con l’amaro in bocca.

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