[Hard Rock/Garage] OJM – Volcano (2010)

/5
http://www.godownrecords.com/ http://www.myspace.com/ojmsuperock Gli OJM vengono da Treviso e hanno le idee chiare: suonare musica che oltrepassi i confini nazionali e si faccia apprezzare anche (soprattutto) all’estero. Ma per far questo non inseguono l’ultimo trend del momento, bensì si dedicano anima e corpo alla riscoperta dell’hard blues e del garage psichedelico originari, quelli che fecero faville


http://www.godownrecords.com/
http://www.myspace.com/ojmsuperock

Gli OJM vengono da Treviso e hanno le idee chiare: suonare musica che oltrepassi i confini nazionali e si faccia apprezzare anche (soprattutto) all’estero. Ma per far questo non inseguono l’ultimo trend del momento, bensì si dedicano anima e corpo alla riscoperta dell’hard blues e del garage psichedelico originari, quelli che fecero faville e incendiarono le menti di tutta una generazione più di quarant’anni fa.

“Volcano” è il loro quinto album (sesto se si include “Live In France”, pubblicato due anni orsono), che segue l’importante “Under The Thunder” (2006), lavoro prodotto nientemeno che da Michael Davis, leggendario bassista degli MC5. Per il nuovo disco, invece, i ragazzi hanno optato per Dave Catching, veterano della scena stoner, già con Queens Of The Stone Age e Mondo Generator tra gli altri. Per riscuotere l’interesse di personaggi di tal fatta, la musica degli OJM deve contenere per forza qualche elemento d’interesse; e così è, infatti.

“Volcano” contiene 10 tracce di ottimo rock. Per la precisione, pur inserendo frequenti rimandi allo stoner – ad esempio nell’introduzione strumentale “Welcome (Volcano)” – il complesso preferisce focalizzare la propria attenzione verso un ibrido psych/garage che guarda sia a mostri sacri quali Stooges e Rolling Stones (questo soprattutto nei brani più brevi e diretti), sia a compagini maggiormente acide e psichedeliche come Iron Butterfly, Atomic Rooster, Seeds e Electric Prunes. Importante è anche la componente hard rock (Blue Cheer in particolare), che appesantisce il loro garage in modo chiaro e netto. Tutte queste sfaccettature sonore si possono udire in “Ocean Hearts”, sette minuti di divagazioni lisergiche per chitarra elettrica e organo hammond con una coda di quest’ultimo che potrebbe ricordare un incrocio fra Arthur Brown e qualche eroe minore del primissimo progressive come Quatermass o Arcadium. Non manca neppure qualche accenno al punk propriamente detto, con “Disorder”, pezzo dai tratti quasi ramonesiani, che comunque mantiene il legame con il garage primigenio e con gli Stones.

La qualità dell’opera non è omogenea, e accanto a perle come la sopracitata “Ocean Hearts” compaiono anche episodi meno convincenti, tuttavia nel complesso “Volcano” è un gran bell’esemplare di garage rock ruspante e personale, al quale tutti gli appassionati dovrebbero dare una possibilità.

Stefano Masnaghetti

Condividi.