[Hip Hop/Psichedelia] Malakai – Ugly Side Of Love (2010)

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http://www.myspace.com/malakaibristolhttp://www.invadarecords.com/Invada.php Rendere a parole (soprattutto scritte) questo ultimo lavoro dei Malakai si rivela piuttosto arduo. In primis perché l´esplosione di colori, melodie, suoni, voci e influenze presenti nell´album confonde e disorienta ad ogni suo, anche attentissimo, ascolto. In secundis perché, (bisogna pur ammetterlo qualche volta!) si tratta di un gran capolavoro nel suo genere. Errato


http://www.myspace.com/malakaibristol
http://www.invadarecords.com/Invada.php

Rendere a parole (soprattutto scritte) questo ultimo lavoro dei Malakai si rivela piuttosto arduo. In primis perché l´esplosione di colori, melodie, suoni, voci e influenze presenti nell´album confonde e disorienta ad ogni suo, anche attentissimo, ascolto. In secundis perché, (bisogna pur ammetterlo qualche volta!) si tratta di un gran capolavoro nel suo genere.

Errato definirli esclusivamente trip-hop (anche se il loro mentore é Geoff Barrow dei Portishead), ancor piú sbagliato attribuirgli una vena hip hop più accentuata di quella che realmente venga manifestata nell´album, i Malakai psichedelizzano tutto lo psichedelizzabile trasformando e distorcendo qualsiasi genere passi tra le loro mani. “Warriors”, vero inno di battaglia del duo di Bristol, si diverte a spaziare tra hip hop e rock psichedelico in un affresco metropolitano ispirato al mitico film “I guerrieri della notte”, “Shitkicker” continua sulla strada dell´acid rock in un crescendo di follia che si dissolve nell´ipnotizzante “Snake Charmer” e che riparte più rabbiosa di prima in “Snowflake”, hit forse troppo sfacciatamente whitestripesiana. Si procede poi verso altri lidi con “Meeches Theme” e “Only for you”, interludi trip hop che lasciano il passo alle atmosfere anni 70 di “Lay down stay down”, a metà strada tra i Chicago e gli Steppenwolf, e della bellissima “Another Sun”. “How long” poi, si improvvisa grunge, mentre “Fading World” e la conclusiva “Simple song” rimescolano le carte in tavola rivoluzionando ancora una volta il già sconclusionato quadro d´insieme.

Visto così, “Ugly side of love” sembrerebbe un gran bel pastrocchio. In realtà invece si tratta di un album che nella sua articolatezza riesce a mantenere un´omogeneità di fondo, un´idea che lega le tracce in una continua dissolvenza di sfumature e atmosfere teoricamente antitetiche fra loro. Il risultato é un disco più da ‘sentire’ che da ascoltare, in una spirale di effetti e sensazioni da cui lasciarsi trasportare.

Valentina Lonati

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