Hot Head Show – The Lemon LP

hot head show the lemon EP recensione /5
Di loro per ora si sa solo che sono i nuovi beniamini di Les Claypool dei Primus, per il quale hanno aperto alcuni concerti lo scorso anno, e che sono stati il primo gruppo a presentare un video su Youporn invece di Youtube. Ah sì, e poi un altro “particolare”: il cantante e chitarrista Jordan

Di loro per ora si sa solo che sono i nuovi beniamini di Les Claypool dei Primus, per il quale hanno aperto alcuni concerti lo scorso anno, e che sono stati il primo gruppo a presentare un video su Youporn invece di Youtube. Ah sì, e poi un altro “particolare”: il cantante e chitarrista Jordan è niente meno che il figlio di Stewart Copeland, il leggendario batterista dei Police.

Inutile dire come questa notizia rischi di influenzare l’ascolto dell’esordio di questo trio inglese, nel bene e nel male: se infatti da un lato bisogna riconoscere al giovane Jordan di non essersi comodamente adagiato nelle scarpe del famoso padre, visto che la miscela funk-rock degli Hot Head Studio non ha niente a che vedere con Sting e compagni, dall’altro viene spontaneo chiedersi se l’hype per questa band non derivi essenzialmente dal cognome di uno dei suoi componenti. E’ un peccato, perché l’album, pur avendo tutti i difetti di un disco d’esordio (voglia di strafare, troppe idee in ogni canzone e un bel po’ di virtuosismi superflui), ha parecchi buoni spunti, a partire dal singolo “Payload”.

Se i cambi di tempo spericolati di “Chopstickabean” ricordano da vicino i Primus, la voce ruvida di Copeland dona alla musica una maggiore solidità, che fa venire in mente i pezzi più hard dei Minutemen, indimenticato trio punk-funk degli anni ’80. I pezzi migliori sono comunque quelli in cui la band prova a rimescolare le carte: le chitarre acustiche di “Hotel Room” ricordano un Tom Waits meno fumoso, mentre la chiusura jazz-blues di “Donkey” riesce almeno a strappare un sorriso.

A fine ascolto non rimane molto di questo The Lemon LP: i cambi di tempo e i virtuosismi superano spesso il livello di guardia, senza essere supportati da canzoni memorabili. Del resto ci vuole fegato per confrontarsi con la geniale attitudine onnivora di Les Claypool e compagni, specie per un gruppo agli esordi. Vedremo se negli episodi successivi i tre riusciranno a trovare una loro strada, al di là di cognomi e riferimenti troppo importanti per la loro giovane età.

Giorgio Bonomi

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