Ilenia Volpe Radical Chic Un Cazzo

Ilenia Volpe Radical Chic Un Cazzo Recensione 2.5/5
L’album di debutto di Ilenia Volpe, musicista romana, avviene grazie alla produzione di Giorgio Canali, che per l’occasione suona anche la chitarra. Si tratta, quindi, di un padrino d’eccezione per quello che si rivela un disco importante, soprattutto per quanto ancora non dice. Meglio, per quello che per adesso non riesce ancora ad esprimere. La

L’album di debutto di Ilenia Volpe, musicista romana, avviene grazie alla produzione di Giorgio Canali, che per l’occasione suona anche la chitarra. Si tratta, quindi, di un padrino d’eccezione per quello che si rivela un disco importante, soprattutto per quanto ancora non dice. Meglio, per quello che per adesso non riesce ancora ad esprimere.

La Volpe aveva già collaborato con Canali in un pezzo, “Fiction“, incluso in una compilation d’omaggio al Santo Niente, intitolata “Generazioni“. Oggi quel brano è stato ripreso per figurare nelle undici tracce presenti in “Radical chic un cazzo“, un lavoro viscerale e governato da diversi stati d’agitazione, che non si preoccupa di fare, disfare e strafare. Risultando così parecchio diseguale nel livello qualitativo e persino stilistico. La base del suono è costituita da un alt rock dalle fortissime radici grunge, che individua in L7 e Hole i propri modelli ideali mentre nei Nirvana quello più concreto. Tanto che il riff iniziale di “Indicazioni per il centro commerciale” potrebbe uscire da “Incesticide” (ma l’episodio si sviluppa quasi fosse una versione punk di Modugno), mentre quello di “Prendendo un caffè con Mozart” pare un mix fra “Love Buzz” e “Floyd The Barber” (entrambi da “Bleach“). Altrove l’atmosfera si fa talmente bollente che i Mudhoney non sono molto lontani; è questo il caso di “La mia professoressa di italiano“, musicalmente forse la canzone più riuscita, tanto che per un attimo vedi sfrecciare i Big Black. C’è anche spazio per il post – rock nella strumentale “Il giorno della neve” e per il classico cantautorato voce e chitarra acustica in “Mondo indistruttibile“. Ed è proprio quando il volume si abbassa che iniziano i problemi. Le atmosfere quiete non sembra si attaglino molto alla cantante, ed è quando l’elettricità schizza da tutti i pori che Ilenia si trova più a suo agio. I testi, poi, rappresentano un’altra pecca: schietti e diretti come sono, finiscono per apparire sin troppo ingenui e, a volte, persino sconclusionati. Versi come “La mia professoressa di italiano/era una grandissima puttana” e ancora “Era una grandissima stronza” potrebbero andare bene a sedici anni; ed infine in “Preghiera“, ci si augura che Dio ci protegga “Dal rumore dei tergicristalli quando piove poco”, concetto che non può che far ridere.

Ma, per riprendere l’introduzione, “Radical chic un cazzo” è un pensiero dalle grandi potenzialità ancora parzialmente inespresso. In prospettiva quest’artista potrebbe dare una scossa al rock italiano; oggi come oggi sono poche le donne che suonano così nel nostro paese.

Stefano Masnaghetti


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