[Indie Folk] Anni Rossi – Rockwell (2009)

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  Machine – Ecology – Las Vegas – The West Coast – Deer Hunting Camp 17 – Living In Danger – Venice – Glaciers – Wheelpusher – Air Is Nothing http://www.myspace.com/annirossihttp://www.4ad.com Debutto sulla lunga distanza – per modo di dire, dato che il cd dura 26 minuti – per Anni Rossi, giovane cantautrice originaria del

 

Machine – Ecology – Las Vegas – The West Coast – Deer Hunting Camp 17 – Living In Danger – Venice – Glaciers – Wheelpusher – Air Is Nothing

http://www.myspace.com/annirossi
http://www.4ad.com

Debutto sulla lunga distanza – per modo di dire, dato che il cd dura 26 minuti – per Anni Rossi, giovane cantautrice originaria del Minnesota (ora però vive a Chicago). “Rockwell” segue di pochi mesi l’ep “Afton”, dal quale riprende alcuni pezzi, riarrangiati per l’occasione. Produce Steve Albini.

La presenza di Albini dietro la consolle e le caratteristiche della musica di Anni portano naturalmente ad un collegamento mentale con Joanna Newsom. Basi comuni di partenza, ossia un indie – avant – folk che si trasfigura, spesso e volentieri, in pop orchestrale da camera. Strumenti d’elezione dal pedigree classico: per Joanna il timbro delicato ed etereo dell’arpa, per Anni quello velato e penetrante della viola moderna. Quello che differenzia le due artiste, e che fa dell’ultima un talento autentico e non un mero clone di qualcun altro, è la voce. Che nelle 10 canzoni di “Rockwell” svolazza libera fra Bjork e Ani DiFranco, My Brightest Diamond e Joni Mitchell, in grado di esser stridente e acidula ma, all’occorrenza, anche dolce e soffusa.

Ancor più interessante è il suo modo di suonare la viola. Nella sua biografia si legge di studi classici intrapresi sin dalla tenera età di tre anni, e, in effetti, l’abilità mostrata con l’archetto non è comune: echi di questa formazione si sentono chiaramente nell’ostinato di “The West Coast” e, soprattutto, nelle dinamiche barocche di “Venice” (evidentemente il titolo non è casuale).

Voce e viola sono sempre in primo piano, rappresentando il fulcro di composizioni minimaliste e disadorne: a parte l’accompagnamento percussivo e le lievi coloriture di una sezione d’archi, c’è poco altro. Si opera per sottrazione; pochi gesti per un suono spesso nervoso e ispido – e qui si sente la mano di Albini – che bada all’essenziale. Mini indie – sinfonie da camera dal marcato gusto pop, spesso talmente spoglie da mostrar lo scheletro di note sul quale son costruite. La loro estrema brevità è ulteriore indizio di questo modus operandi.

Tale minimalismo è però arma a doppio taglio: poiché così facendo si evitano inutili orpelli, ma spesso sviluppi interessanti vengono bloccati sul nascere, e farebbe piacere sentire la Nostra impegnata in qualche brano di più ampio respiro, più complesso e esteso. A soli 23 anni la cantante e violista è già una promessa per il futuro, ma è necessario attendere qualcosa di più corposo per poterla capire più profondamente.

Stefano Masnaghetti

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