[Indie Folk/Rock] Elvis Perkins In Dearland – …

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  [Indie Folk/Rock] Elvis Perkins In Dearland – Elvis Perkins In Dearland (2009) Shampoo – Hey – Hours Last Stand – I Heard Your Voice In Dresden – Send My Fond Regards To Lonelyville – I’ll Be Arriving – Chains, Chains, Chains – Doomsday – 123 Goodbye – How’s Forever Been Baby http://www.elvisperkinsindearland.comhttp://www.xlrecordings.com Stati Uniti:

 

[Indie Folk/Rock] Elvis Perkins In Dearland – Elvis Perkins In Dearland (2009)

Shampoo – Hey – Hours Last Stand – I Heard Your Voice In Dresden – Send My Fond Regards To Lonelyville – I’ll Be Arriving – Chains, Chains, Chains – Doomsday – 123 Goodbye – How’s Forever Been Baby

http://www.elvisperkinsindearland.com

http://www.xlrecordings.com

Stati Uniti: un paese enorme, relativamente giovane e, fin dalle sue origini, percorso e dilaniato da innumerevoli contrasti e contraddizioni; politici, sociali, razziali, religiosi, culturali…e potrei andare avanti con quest’elenco per mille righe ancora. In tale panorama frastagliato e frantumato c’è forse un solo aspetto, un solo minimo comun denominatore, un solo sfondo che possa donare unitarietà all’insieme e fungere da collante nazionale: la musica popolare americana. Un patrimonio artistico – culturale sterminato, quasi interamente importato da decine di tradizioni differenti, sviluppatosi nei secoli, e che solo nel Novecento si è definitivamente imposto in tutta la sua grandezza e ricchezza.

“In Dearland”, secondo album del giovane cantautore Elvis Perkins, trae forma e sostanza da questa tradizione, atto d’amore verso la musica entro la quale l’artista in questione è cresciuto, ha vissuto, sognato, gioito e sofferto. Rispetto al predecessore, “Ash Wednesday”, ora ad affiancarlo c’è una vera e propria band, grazie alla quale le interazioni fra le varie componenti della sua musica vengono sviscerate più approfonditamente. Tanto che l’etichetta di indie folk va ormai stretta. Perché all’interno del disco vive e si dibatte un mondo lirico – sonoro più complesso, più ricco, che non disdegna contaminazioni con il blues, il rock e altro ancora.

C’è molto Bob Dylan in quest’opera, quello di “Highway 61 Revisited”: più che di semplice influenza, siamo dalle parti di una reale aspirazione artistica. La si percepisce nel roots’n’rock di “Hey”, nell’hammond e nell’armonica dell’intensa “Shampoo”, nel pianoforte che accompagna la dolorosa ballata “Hours Last Stand”, nel dondolio eterno della conclusiva “How’s Forever Been Baby”. Folk’n’roll, come lo stesso Perkins descrive la sua musica. Folk arricchito da una notevolissima sezione di ottoni, però, ora corruschi ora cupi. Ed è anche per merito loro che decolla il capolavoro dell’album, l’incredibile “I’ll Be Arriving”: clangori metallici accompagnano una lenta processione blues à la Tom Waits, vibrante di folate di organo elettrico, che nel finale assume i contorni di una “funeral procession” proveniente da qualche fangosa strada di una New Orleans sospesa nel tempo.

Ci sono anche episodi sottotono – la scontata “123 Goodbye”, la fin troppo sopra le righe “Doomsday” – ma “In Dearland” rivela un musicista in costante crescita, capace di non fallire l’obiettivo del secondo disco, anzi di superare nettamente il promettente esordio, che l’aveva fatto conoscere nell’ambiente del cantautorato folk/alternativo. Insomma, Elvis Perkins ha talento e un linguaggio che si fa via via riconoscibile e personale. Il prossimo lavoro potrebbe essere qualcosa di veramente importante e fondamentale.

Stefano Masnaghetti

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