[Indie Pop] Owen Pallett – Heartland (2010)

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  www.owenpalletteternal.comwww.myspace.com/owenpallettmusic La mente fervida di Owen Pallett ci ha regalato in pochi anni molte cose da ricordare, spaziando dalla formazione dei Picastro, realtà post-rock di Toronto, ai monumentali arrangiamenti per archi di tutta la produzione degli Arcade Fire, passando per Final Fantasy, nome dietro il quale nascondeva le sue sperimentazioni da solo sul palco,

 


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La mente fervida di Owen Pallett ci ha regalato in pochi anni molte cose da ricordare, spaziando dalla formazione dei Picastro, realtà post-rock di Toronto, ai monumentali arrangiamenti per archi di tutta la produzione degli Arcade Fire, passando per Final Fantasy, nome dietro il quale nascondeva le sue sperimentazioni da solo sul palco, attorniato da effetti e loop station.
Final Fantasy è diventato Owen Pallett, per non essere mai più confuso con il videogame di chiara fama a cui aveva voluto fare omaggio nei primi anni della sua carriera, ed è così maturo da poter scrivere arrangiamenti non solo per un quartetto d’archi (come aveva fatto in un suo lavoro precedente) ma addirittura per tutta un’orchestra, la Czech Simphony, e da farlo senza annoiare.

Quello che riesce a tirar fuori da questa collaborazione è infatti l’espressione più completa delle sue idee musicali. Come da sempre si era percepito, infatti, la mente di Pallett è in grado di elaborare arrangiamenti e melodie così ampi e barocchi da rendere castrante la composizione per violino, o per quartetto. La ricchezza armonica di Heartland, disco annunciato dal lontano 2006 ma pronto solo adesso, ricorda Bjork come se fosse un “Selmasongs” in maggiore. L’islandese è evocata qua e là nel disco, soprattutto nell’apertura trionfale di “Midnight Directives” e nel singolo “Lewis Takes Action”, ma non è certo l’unica presenza avvertibile nei solchi di questo disco, fra i rimandi all’electro pop dei Postal Service in “Tryst With Mephistopheles” e gli stralci di rococò alla Patrick Wolf. L’originalità vera arriva quando Pallett smette di asservire l’orchestra alle sue idee e si lascia invece ispirare dalle sue possibilità timbriche, come in “Keep The Dog Quiet” e “Flare Gun”: è in queste più che in tutte le altre che si percepisce la ricchezza culturale di questo ragazzo di Montreal.

Se un difetto va trovato, si può vedere nell’assenza di episodi particolarmente graffianti o intensi a favore di un appiattimento in cerca più del “carino” che del “bello”, cosa che però ci è nota dai tempi dei primi Final Fantasy, ammesso poi che sia un difetto scegliere un unico colore per la propria tavolozza.

Francesca Stella Riva

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