[Indie Pop/Elettronica] Munch Munch – Double Visions (2010)

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http://www.myspace.com/munchmunchbandhttp://www.upsettherhythm.co.uk/ “Doppie visioni”, o forse anche triple. Mai titolo fu più azzeccato. Quello dei Munch Munch è un disco psichedelico, che non piacerà a tutti: a qualcuno farà venire il mal di testa e a qualcun altro farà pensare di trovarsi in una dimensione parallela. Senz’altro si tratta di un disco che lascia spiazzati, difficile



http://www.myspace.com/munchmunchband
http://www.upsettherhythm.co.uk/

“Doppie visioni”, o forse anche triple. Mai titolo fu più azzeccato. Quello dei Munch Munch è un disco psichedelico, che non piacerà a tutti: a qualcuno farà venire il mal di testa e a qualcun altro farà pensare di trovarsi in una dimensione parallela. Senz’altro si tratta di un disco che lascia spiazzati, difficile da definire. La band di Bristol, insomma, sembra non voler lasciarsi etichettare. Electro? Indie? Techno? Synthpop? Sì, certo, tutto questo, tenuto insieme dall’uso – forse anche eccessivo – di tastiere e percussioni. I quattro inglesi si autodefiniscono semplicemente “esplosivi, colorati, energetici”. E come dar loro torto?

“Double Visions” si apre con “It’s Nothing” e “Cyclorama” (il cui video è a dir poco “esplosivo, colorato ed energetico”), che ricordano gli Animal Collective di “Merriweather Post Pavilion”. “Wolfman’s Wife” – il brano migliore del disco – piacerà ai fan dei Klaxons, mentre “Wedding” potrà sembrare all’inizio irritante ma poi semplicemente irresistibile, ma soprattutto indefinibile. Questo, infatti, è forse il brano (già uscito come singolo nel 2007) che più rappresenta la principale caratteristica dei Munch Munch, e cioè la loro pazzesca creatività; questo gruppo riesce a racchiudere in una sola canzone i suoni più discordanti, ha la capacità di trascinare chi lo ascolta con un po’ di attenzione, fargli credere di aver capito a chi potrebbe essersi ispirato e poi fargli capire di essersi sbagliato.

Di nuovo: è impossibile inquadrare i Munch Munch e a mio parere è impossibile (o quantomeno difficile) anche inquadrare ogni traccia dell’album cercando di separarla dalle altre. Questo è un disco che va ascoltato senza prestare attenzione alla tracklist, lasciandosi confondere e stupire ad ogni svolta. Di certo i quattro inglesi sono tutt’altro che noiosi, e in futuro non possiamo che aspettarci grandi cose da loro.

Alessia Rosini

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