[Indie Rock] Cymbals Eat Guitars – Why There Are Mountains (2009)

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http://www.myspace.com/cymbalseatguitars Si finisce per forza a parlare dei primi Modest Mouse, e ancora di più dei Built To Spill, ascoltando i Cymbals Eat Guitars. Sarà la voce, che è un bellissimo ibrido fra le declamazioni folli di Isaac Brock e l’acidità psichedelica di Doug Martsch, saranno i pezzi, straripanti sempre oltre i canonici tre minuti,


http://www.myspace.com/cymbalseatguitars

Si finisce per forza a parlare dei primi Modest Mouse, e ancora di più dei Built To Spill, ascoltando i Cymbals Eat Guitars. Sarà la voce, che è un bellissimo ibrido fra le declamazioni folli di Isaac Brock e l’acidità psichedelica di Doug Martsch, saranno i pezzi, straripanti sempre oltre i canonici tre minuti, ma il paragone viene veramente spontaneo.

A parte pochi passi falsi, fra i quali l’utilizzo di fiati che suonano troppo sintetici e una tendenza a strafare che però si perdona facilmente a chi ha delle qualità sopra la media, Why There Are Mountains è veramente pieno di ottime idee.  La bellissima Cold Spring, impreziosita da ottimi arrangiamenti di archi, e da un crescendo di volume e  di riverberi nelle chitarre a metà che porta poi  all’esplosione del rullante e della cassa negli ultimi minuti, la successiva Share, il picco dell’album, dove tutto rallenta per un attimo come se fossimo finiti nell’occhio del ciclone o in mezzo a Randy Describes Eternity, la botta iniziale di ..And The Hazy Sea, sono pezzi di una finitura non comune, di quel genere che non può che far sperare il meglio per il futuro.

Se tutto questo non dovesse bastarvi, allora sdraiatevi al buio e ascoltate la dolcezza sognante di What Dogs See, pensate agli Spiritualized, e almeno per quattro minuti e quattordici vi sembrerà di aver comprato il cd dell’anno. Che poi non è detto che i Cymbals Eat Guitars manterranno le promesse, non è detto che dal vivo suonino altrettanto bene, ma passare dal torpore di What Dogs See al clamore di Wind Phoenix è una bellissima esperienza, che ci sentiamo di consigliare caldamente.

Francesca Stella Riva 

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