[Indie Rock] Laetitia Sheriff – Games Over

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[Indie Rock] Laetitia Sheriff – Games Over (2008) The story won’t persist living in a closed book – Let’s party! – Hullabaloo (my T.V ratings) – Black Dog – Memento, put her in the picture – Cosmosonic – Like ink with the rain – Easily influenced – The evil eye – Solitary play – Lockless

[Indie Rock] Laetitia Sheriff – Games Over (2008)

The story won’t persist living in a closed book – Let’s party! – Hullabaloo (my T.V ratings) – Black Dog – Memento, put her in the picture – Cosmosonic – Like ink with the rain – Easily influenced – The evil eye – Solitary play – Lockless – There, high

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Etichetta discografica

La nostra  PJ Harvey, così la chiamano in Francia, da dove viene.
Non  hanno torto, visto che la traccia che apre questo album potrebbe essere un outtake di “Uh huh her”:  stesso timbro di voce, stesso impianto quasi ossessivo, stessi intrecci vocali, la somiglianza potrebbe sembrare un handicap, al primo ascolto, ma si rivela essere poi un buon punto di partenza per un lavoro quanto meno vario, se non compatto.
Nello stesso album convivono molti aspetti: tracce smaccatamente rock ed easy listening come “Let’s party”,  “Hullabaloo” e “Memento, put her in the picture”, l’elettronica minimal di “Black Dog”,  “Cosmosonic”, che potrebbe essere stata scritta dai Devics nei loro momenti migliori, “There, High”, la traccia più intensa e interessante, una sorta di preghiera  dove il cantato più jazzy si fonde con gli echi elettronici migliori di tutto l’album.

Laetitia Sheriff ha messo troppa carne al fuoco: il lavoro, pur essendo a tratti molto interessante, manca di continuità e purtroppo perde in interesse ogni qualvolta si lascia andare troppo alla sperimentazione, come accade ad esempio in “Easily influenced” e “The evil eye”, pericolosamente in bilico sull’orlo del kitsch.
Va menzionato l’artwork, decisamente inusuale, che abbina al cd un libretto scomposto in 12 fogli, ognuno illustrato come una carta da gioco, sul retro dei quali sono scritti i testi delle canzoni, quantomeno apprezzabile  in un periodo in cui sembra che per fare arte basti vendere un cd in confezione cartonata invece che nel classico jewel box.

Francesca Stella Riva

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