[Indie Rock] Ramona Falls – Intuit (2009)

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  Melectric – I Say Fever – Clover – Russia – Going Once, Going Twice – Salt Sack – Boy Ant – Always Right – The Darkest Day – Bellyfulla – Diamond Shovel www.myspace.com/ramonafallswww.barsuk.com Ramona Falls è il progetto solista di Brent Knopf, meglio noto per la sua carriera con gli sperimentatori Menomena. A differenza

 

Melectric – I Say Fever – Clover – Russia – Going Once, Going Twice – Salt Sack – Boy Ant – Always Right – The Darkest Day – Bellyfulla – Diamond Shovel

www.myspace.com/ramonafalls
www.barsuk.com

Ramona Falls è il progetto solista di Brent Knopf, meglio noto per la sua carriera con gli sperimentatori Menomena. A differenza di molte altre esperienze simili, con “Intuit” il Nostro non si limita a riproporre la musica già suonata nel gruppo d’origine. Per fortuna. Anzi, sfrutta quest’occasione per lasciarsi andare, mettendo in mostra tutto il suo talento melodico, con 11 canzoni – termine non usato a caso – più lineari e dirette rispetto alle traiettorie ellittiche alle quali il musicista di Portland ci ha abituati con il suo gruppo principale.

Non che “Intuit” sia totalmente avulso da un certo mondo sonoro: i richiami ai Flaming Lips ed ai Mercury Rev continuano ad esserci e in gran copia, le sincopi e gli sfasamenti ritmici pure (“Always Right”, “Bellyfulla”, la coda di “Going Once, Going Twice”), e un’aura di psichedelia trasognata e meditabonda aleggia in tutte le composizioni. Però c’è anche dell’altro. Prima di tutto una marcatissima indole acustica, che lo avvicina ai nuovi eroi dell’indie – folk quali DM Stith, Iron & Wine, Damien Rice e Sufjan Stevens: “Salt Sack” e le sue progressioni orchestrali fanno pensare proprio a quest’ultimo, mentre la spoglia “Diamond Shovel” profuma addirittura di Elliott Smith. Unito a questo c’è il raggiungimento di una nuova semplicità, grazie alla quale gli esperimenti con il “deeler” e le varie commistioni timbriche assumono una nuova veste, più emotiva e meno cerebrale. “Russia” e “The Darkest Day”, con tanto di violino, ricordano l’Eels più romantico, “Melectric” può essere avvicinata ai Sophia di “People Are Like Seasons”, “I Say Fever” alterna elettricità selvaggia a umori notturni da night club, e l’incredibile “Boy Ant” è un pezzo per piano solo che pare uscito dalla penna di Schumann (ovviamente fatte le debite proporzioni, ma l’ispirazione indica la prima metà dell’Ottocento).

Si percepisce che quest’album è nato in modo spontaneo e non forzato, con Brent attorniato da amici e nessun obbligo all’orizzonte. Soprattutto, è nato bene, sa emozionare e coinvolgere dall’inizio alla fine, non costruisce barriere fra sé e l’ascoltatore, scorre fluido e mosso allo stesso tempo. Rimarchevole. Fossero tutti così i side – project…

Stefano Masnaghetti

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