[Indie Rock] TV On The Radio – Dear Science

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[Indie Rock] TV On The Radio – Dear Science (2008) Halfway Home – Crying – Dancing Choose – Stork And Howl – Golden Age – Family Tree – Red Dress – Love Dog – Shout Me Out – DLZ – Lover’s Day http://www.tvontheradio.comhttp://www.4ad.com “Dear Science”, terzo tassello della saga targata TV On The Radio, può

[Indie Rock] TV On The Radio – Dear Science (2008)

Halfway Home – Crying – Dancing Choose – Stork And Howl – Golden Age – Family Tree – Red Dress – Love Dog – Shout Me Out – DLZ – Lover’s Day

http://www.tvontheradio.com
http://www.4ad.com

“Dear Science”, terzo tassello della saga targata TV On The Radio, può essere soggetto a diversi livelli di lettura. Senza complicare ulteriormente le cose, ed entrando subito nel vivo della questione, si tratta principalmente di due piani differenti. Il primo è rappresentato dall’ascolto immediato ed epidermico, che permette di godere dei tratti più evidenti del nuovo lavoro della band: un netto avvicinamento alle atmosfere della black music nel suo insieme, dal funk al soul all’hip – hop. In seconda battuta però, analizzando più attentamente le 11 tracce che compongono l’album, si nota l’intento dei newyorkesi di non snaturare il loro sound rivoluzionandolo radicalmente, quanto piuttosto l’intenzione di variare semplicemente le proporzioni dei loro ingredienti: se in “Return To Cookie Mountain” a prevalere era la componente wave e post – punk, in “Dear Science” si pone maggiormente l’accento sulle radici “nere” del multietnico collettivo, senza che però queste annullino il retaggio “bianco” presente nella sua musica. In breve: il cambio è di prospettiva, non sostanziale.

Risultato di questo cambiamento è l’opera più complessa e ambiziosa della loro carriera, che potrebbe essere anche quella della definitiva consacrazione. Di sicuro è anche il loro disco più complesso, anzi: si tratta di un vero e proprio rompicapo musicale, nel quale ogni singolo brano contiene innumerevoli spunti differenti, derivati da ancor più innumerevoli generi diversi. L’incipit è già in salita: “Halfway Home” sorprende con un ritornello vocale quasi surf, per poi mutare propulso dal battito motorik che fu dei Neu! e del kraut – rock, mentre la voce si fa sempre più eterea, ai limiti dello shoegaze, e tutt’intorno montano le distorsioni elettroniche e chitarristiche. “Crying” sposta l’attenzione verso la soul music, rileggendo il Marvin Gaye di “Sexual Healing” tramite le manipolazioni sonore del terzo millennio. “Dancing Choose” è irresistibile electro hip – hop contrappuntato dai fiati (non a caso è stata scelta come secondo singolo), mentre la lenta “Stork And Howl” ricorre agli archi e serve quale momento meditativo. Si prosegue con il primo singolo, “Golden Age”, incontro/scontro tra soul orchestrale e up – tempo dance a là LCD Soundsystem e !!!, altro pezzo tumultuoso che sfocia, placandosi, nella ballad più romantica dell’album, “Family Tree”, con tanto di pianoforte in primo piano. Poi è ancora tempo di festa con “Red Dress”, incrocio incandescente tra funk e wave anni Ottanta (praticamente, i Parliament che incontrano i Talking Heads). C’è ancora spazio per la malinconia elettro – acustica di “Love Dog”, gli scossoni ritmici di “Shout Me Out” e la drum’n’bass ibridata con il trip – hop di “DLZ”. La conclusione è affidata al rock epico e bandistico di “Lover’s Day”, che nel finale ricorda gli esperimenti compiuti da Charles Ives, altro illustre newyorkese, quasi un secolo fa.

Il complesso più riverito dalla stampa specializzata (ricordiamo che Spin votò la band come “artista dell’anno” nel 2006) è definitivamente maturato, ed ora è in grado di dimostrare che tanti elogi e tanti apprezzamenti non sono stati spesi invano. I TV On The Radio non appartengono alla categoria dei revivalisti d’accatto, bensì possiedono fior d’idee che sviluppano in tessiture strumentali di grandissima complessità e di esaltante creatività, senza perdere di vista l’obiettivo primario, quello di saper emozionare anche ad un primo ascolto, senza dover per forza comprendere tutto quello che si sta udendo. “Dear Science” costituisce la prova di tutto questo, e li conferma quali musicisti di prima grandezza.

Stefano Masnaghetti  

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