[Indie Rock/Lo Fi] Quasi – American Gong (2010)

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www.theequasi.comwww.myspace.com/theequasi I Quasi sono una realtà da quasi un decennio e dieci album, nonostante da noi il loro nome suoni sconosciuto ai più. Hanno sempre presentato al pubblico un godibile mix di garage e rock’n’roll declinati nel lo-fi, qualcosa che ricordava allo stesso i Pavement e i Pixies, ma con una forza improvvisativa che nessuno


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I Quasi sono una realtà da quasi un decennio e dieci album, nonostante da noi il loro nome suoni sconosciuto ai più. Hanno sempre presentato al pubblico un godibile mix di garage e rock’n’roll declinati nel lo-fi, qualcosa che ricordava allo stesso i Pavement e i Pixies, ma con una forza improvvisativa che nessuno di questi aveva mai avuto che sfociava in jam da Sonic Youth meno tecnici e più casinisti.
In questo ultimo album, “American Gong”, compare una nuova presenza oltre al duo storico Coomer/Weiss (la Weiss delle Sleater-Kinney e dei Jicks di Stephen Malkmus, per la cronaca): Joanna Bolme, bassista sempre dei Jicks, che da un contributo forte nell’apertura “Repulsion” e in “Little White Horse”.

Nello spazio di queste dieci tracce c’è un po’ tutta l’enciclopedia dell’indie anni novanta, recitata a braccio da chi quell’epopea l’ha vissuta e ha imparato bene la lezione. C’è l’onestà di chi queste cose le fa da molto tempo e con il cuore, l’esperienza di persone che hanno suonato e collaborato con molti dei nomi grossi di quegli anni, vedi i Built To Spill, Ted Leo And The Pharmacists e le Sleater-Kinney stesse. Se è impossibile non sentire gli Yo La Tengo in un pezzo come “Rockabilly Party”, è altrettanto impossibile non riconoscere originalità alla spudoratamente sbilenca “Little White Horse”, vetta dell’album, o dare valore alle jam che spuntano qua e là in tutto l’album, e che dal vivo sono ancora più numerose. Ne viene fuori l’idea di un disco fuori dal tempo ma attuale, in questo periodo di revival e reunion inaspettate di vecchie glorie, qualcosa che molte band di giovincelli darebbero un braccio per ascoltare.

Francesca Stella Riva

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