[Indie/Pop] The Temper Trap – Conditions (2009)

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  Love Lost – Rest – Sweet Disposition – Down River – Soldier On – Fader – Fools – Resurrection –  Science  Of Fear – Drum Song http://www.thetempertrap.net    http://www.myspace.com/thetempertrap Siamo sempre lì. Ogni tanto, all’uscita dell’ennesimo album di debutto che suona per l’ennesima volta come  un misto fra i Coldplay ed il caleidoscopio di gruppi

 

Love Lost – Rest – Sweet Disposition – Down River – Soldier On – Fader – Fools – Resurrection –  Science  Of Fear – Drum Song

http://www.thetempertrap.net    
http://www.myspace.com/thetempertrap

Siamo sempre lì. Ogni tanto, all’uscita dell’ennesimo album di debutto che suona per l’ennesima volta come  un misto fra i Coldplay ed il caleidoscopio di gruppi che influenzano i ragazzini grazie al passaparola un  po’ ignorante di internet, non si può fare a meno di scadere a lamentarsi come dei vecchi boriosi del  fatto che tutto sia finito per assomigliarsi, nell’immenso scatolone dell’indie rock, e che tutto puzzi di  già sentito.

Cadiamo in pieno nella trappola: i pezzi sono un concentrato di furbizie pop di quelle che fanno gridare  allo scandalo quando compaiono negli album degli U2, ma che qui vengono sciorinate dalla prima all’ultima  in base alla nuova regola “Falla più sporca che puoi, acchiapperai più gente possibile”, la voce, quasi  sempre in falsetto, ricorda BeeGees e Coldplay, più che il Soul suggeritoci nelle interviste, e certi  pezzi, “Fools” e il singolo “Love Lost”, sono stucchevoli nel loro richiamare la disco anni 70 unicamente  con i cliché della voce riverberata e degli organi.

Le sorprese migliori arrivano dalla giocosa “Down River”, che gira intorno ad un riffettino di chitarra  alla “Sweet Jane”, ma suona molto più come gli Arcade Fire, modellata nella stessa pasta di rock  orchestrale così ampio da sembrare un inno, e dalla successiva “Soldier On”, ripiegata invece in un  intimismo che la isola, mettendola in evidenza rispetto alla banalità di tutto l’insieme.

Certo, la tecnica c’è, e tanta, ma di cultura ce ne è troppo poca, in questo album, perché si riesca ad  ascoltarlo senza venirne, di sottofondo, irritati. 

Francesca Stella Riva

 

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