[Jazz] Bill Evans But Beautiful – But Beautiful (Reissue 2006)

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Grandfather's Waltz – Stan's Blues – But Beautiful – Emily – Lover Man – Funkallero – The Peacocks – You And The Night And The Music – See-Saw – The Two Lonely People http://www.billevanswebpages.com/http://concordmusicgroup.com/ Eccomi qui, moderatamente annoiato nel mio studio con, davanti a me, una discreta pila di CD nuovi di zecca da recensire.

Grandfather's Waltz – Stan's Blues – But Beautiful – Emily – Lover Man – Funkallero – The Peacocks – You And The Night And The Music – See-Saw – The Two Lonely People

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Eccomi qui, moderatamente annoiato nel mio studio con, davanti a me, una discreta pila di CD nuovi di zecca da recensire. Spinto da un impulso totalmente irrazionale, ma felice, sfilo dalla mia collezione la recente ristampa di un pezzo del 1974, una registrazione ‘live’ del trio del mai dimenticato Bill Evans (piano 1929-1980) con Eddie Gomez al contrabbasso e Marty Morell alla batteria. Ospite del trio è il grande Stan Getz (sax tenore 1927-1991).

I due hanno collaborato in precedenza, nel 1965, in una registrazione in studio, ma quella che ascolto è una performance ripresa nel corso di una tournee tenuti tra Belgio e Olanda nove anni dopo.

Getz ed Evans sono due giganti con le loro brave personalità che alle volte sviluppano un’intesa perfetta e alle volte generano un qualche attrito. Si narra che il secondo brano “Stan’ Blues” non fosse nella scaletta dei brani concordati ma che Stan Getz lo abbia attaccato d’improvviso lasciando Evans gelido (in effetti, dopo qualche accordo iniziale il pianista smette del tutto di accompagnare).

Ma nel prosieguo del concerto Getz ha modo di farsi perdonare e alcuni dei brani che seguono (Funkallero, ad esempio) sono veramente stellari. La ballad “The Peacocks” (di Jimmy Rowles) ha una bellezza così malinconica ed elegante che ci basta chiudere gli occhi per dimenticare, per un po’ almeno, le brutture di questo mondo. Certi passaggi di “See Saw” ci lasciano capire perché Bill Evans sia diventato, prima di Keith Jarrett, l’uomo del trio perfetto. L’interplay con Gomez e Morell è talmente intenso che le mani del pianista guidano la formazione con una fluidità che riesce a perfino a dissimulare la straordinaria tecnica dei suoi componenti.

OK, la ricreazione è finita. Me ne torno a scrivere di giovani musicisti emergenti, spesso bravini ma quasi altrettanto spesso un tantino incellophanati.

Grazie a Marco Lorenzo Faustini

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