[Jazz] Ferra, Bonaccorso, Sferra – Visions (2007)

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Tracklist not avalaible http://www.beboferra.it/index.php?pagina=homehttp://www.abeatrecords.com/ Chi ha conosciuto Bebo Ferra attraverso gli album usciti sotto l'etichetta Egea, ad esempio "Isole" del 2002 o "Mari Pintau" del 2003, ricorderà il lirismo delle composizioni e l'atmosfera mediterranea, i timbri caldi e puliti delle sue chitarre classica ed acustica, l'interazione quasi vocale con il sax e gli strumenti della


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http://www.beboferra.it/index.php?pagina=home
http://www.abeatrecords.com/

Chi ha conosciuto Bebo Ferra attraverso gli album usciti sotto l'etichetta Egea, ad esempio "Isole" del 2002 o "Mari Pintau" del 2003, ricorderà il lirismo delle composizioni e l'atmosfera mediterranea, i timbri caldi e puliti delle sue chitarre classica ed acustica, l'interazione quasi vocale con il sax e gli strumenti della tradizione sarda (launeddas, pipiolu).
"Visions", l'ultimo suo lavoro per Abeat Records in trio con Rosario Bonaccorso al contrabbasso e Fabrizio Sferra alla batteria, è invece un disco dalla sonorità marcatamente elettrica ed essenziale, più puramente jazz.
Già dalla prima traccia "Ninna nanna per lele" l'interplay con la sezione ritmica è evidente, ed il suono della chitarra ricorda i colori riverberati ed ampi di Bill Frisell, utilizzati anche nella ballad firmata Bonaccorso "Der traum von baum" in cui il solo viene costruito su un intreccio di dinamiche portate dai piatti di Sferra.

C'é spazio anche per effetti acidi e distorsioni : nella traccia "My english brother", nella felliniana "La dolce vita" (celebre tema di Nino Rota ripreso senza che se ne sentisse granché il bisogno), nel fast jazz "Searching for the blues" dove i tre musicisti giocano al rilancio sulle idee ritmiche.
I tre episodi più tipicamente jazz sono composti dal contrabbassista, i due mid-tempo "Equivoci" e "Song for flavia"  e la ballad "Spring has gone": nei primi due la sezione ritmica marcia con swing sotto il fraseggio misurato e di gusto di Ferra, mentre nel terzo la scansione accenna un poco al rumbato ed il tema si fa allegro e cantabile prima che basso e chitarra prendano a dialogare attraverso brevi soli.
"Qualche tempo dopo" è una ballad di sapore methenyano eseguita alla chitarra acustica, unico pezzo non elettrico assieme alla traccia che conclude il disco, "Fernando de Cordoba", quest'ultima eseguita alla chitarra classica e che vale da sola l'intero disco per la bellezza del tema scritto da Ferra e per il solo ispirato in cui i tre interagiscono con grande dinamica e lirismo.
Bella l'idea, infine, d'indicare nel booklet marca e modello dei microfoni e di parte della strumentazione utilizzati per le riprese, complici dell'ottima resa timbrica del disco.

Grazie a Stefano Zecca

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