Karne Murta Swingin’ Taboo

Karne Murta Swingin Taboo 3/5
I Karne Murta da Parma si propongono alla terza prova su lunga distanza frenetici e caleidoscopici come dovrebbe essere un gruppo patchanka, Anzi, come IL gruppo patchanka per antonomasia. Il suono è fresco, anche se a volte ricalca un po’ troppo gli stilemi scritti a fuoco dalla Mano.

Prima arriva la copertina ad aprire e presentare quello che sarà il contenuto musicale. A non lasciare dubbi, in sostanza. Si parla di patchanka, senza giri di parole. Dal patchwork grafico-fotografico si passa ai suoni e ai colori, passando per le lingue utilizzate: francese, spagnolo, inglese, italiano. Tutto in stile Mano Negra. I Karne Murta da Parma si propongono alla terza prova su lunga distanza frenetici e caleidoscopici come dovrebbe essere un gruppo patchanka, anzi, come IL gruppo patchanka per antonomasia. Il suono è fresco, anche se a volte ricalca un po’ troppo gli stilemi scritti a fuoco dalla Mano.

Nelle 16 canzoni pulsa una coreografia circense piena di ritmi incalzanti, chitarre elettriche travolgenti, fiati indiavolati, percussioni. Un suono che torna ad essere un insieme di stili suonati contemporaneamente senza essere semplicemente un imbastardimento leggero di ska o r’n’r, o reggae, o musica latina.

A ben sentire, non c’è solo la componente da chanson francaise del combo di Manu Chao, ma anche quella sempre transalpina ma ultra tirata de La Ruda Salska. Poi si avverte l’anima latineggiante dei Los Fabolosos Cadillacs, e il lato italiano della faccenda, portato avanti tempi orsono dagli Strike. Le uniche eccezioni extra patchankere sono dei brani che vanno verso lidi swing, boogie woogie, jazz.

Luca Freddi


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