Kozminski Il Primo Giorno Sulla Terra

Kozminski Il Primo Giorno Sulla Terra 3/5
I Kozminski hanno un cantato magari poco incisivo o sono discontinui lungo un disco intero, ma sono onesti e non velleitari. Semplici e imperfetti.

Non so come. Non so perchè. Mi guardo intorno stupefatto. Sono seduto in quel banco in terza fila, vicino al finestrone che dà sul cortile. Sono al liceo. Merda. Sono ancora al liceo. Cristiana, la mia compagna di banco di quest’anno, mi passa una cassetta durante l’ora di chimica. Non so cosa stia dicendo la professoressa. Evito di sintonizzarmi sul concetto di pH. Inserisco la cassetta nel walkman. Metto le cuffie di nascosto cercando di occultarmi dietro Davide che sta nella fila davanti. La cassetta è del gruppo del fratello di Cristiana. Si chiamano Kozminski, come il centrocampista polacco dell’Udinese prima e del Brescia dopo. Mi piace il nome. Ce l’ho al fantacalcio.

Quando ascolto le canzoni una dietro l’altra mi vengono in mente: la ragazza di terza che mi piace dall’anno scorso a cui non riesco a parlare, la manifestazione a Roma a cui sono stato con Davide, Ale, Filippo, Lucio Battisti che sto ascoltando ogni giorno a manetta dai dischi di mio padre, queste giornate che hanno una luce particolare mentre vado in bicicletta a giocare a calcio al parco di Trenno. La voce del cantante mi racconta certe situazione che conosco e vivo quasi ogni giorno. C’è il pathos e l’emotività che mi toccano. C’è qualcosa di Badly Drawn Boy. Il piglio delle canzoni è pop ma ogni tanto ci sono le chitarre più rock e ruvide. Si sente che non è stato registrato a cazzo di cane. Ma i ragazzi sono stati presi sotto l’ala in un produttore serio. Loro suoneranno alla festa del liceo a giugno. Mentre penso a come sarà piena l’Aula Magna quel giorno, mi sveglio.

La luce è accesa e la copertina del cd dei Kozminski è rimasta per terra vicino al divano. Lo stereo si è spento. Ma mi rimane quella sensazione di una musica legata ad un altro tempo. A quel mondo e a certe senzazioni, ai 17 anni, a delle canzoni non banali ma veraci che facevano sospirare. Alle melodie che camminano malinconiche ma poi vibrano elettriche. I Kozminski hanno un cantato magari poco incisivo o sono discontinui lungo un disco intero, ma sono onesti e non velleitari. Semplici e imperfetti.

Luca Freddi


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