Limp Bizkit – Gold Cobra

limp bizkit gold cobra recensione /5
Il tanto strombazzato ritorno dei Limp Bizkit si rivela un semiflop. Sia chiaro, Gold Cobra non è un disco brutto ma è il classico cd già sentito. Il fallimento della band di Jacksonville sta nel fatto che la loro nuova release non si muove di un millimetro rispetto a Significant Other e Chocolate Starfish And

Il tanto strombazzato ritorno dei Limp Bizkit si rivela un semiflop. Sia chiaro, Gold Cobra non è un disco brutto ma è il classico cd già sentito. Il fallimento della band di Jacksonville sta nel fatto che la loro nuova release non si muove di un millimetro rispetto a Significant Other e Chocolate Starfish And The Hot Dog Flavored Water, i due maggiori successi commerciali che li han lanciati nell’olimpo dello showbiz.

La delusione non è infatti sulla qualità dei tredici brani, dove troviamo episodi e trovate interessanti (come i colpi di pistola sul finale di Shotgun). Il problema è praticamente tutto il resto: parti di dubbio gusto (sia musicali sia a livello lirico, dove l’arroganza regna sovrana) e canzoni che sono citazioni del loro stesso passato discografico. Un vero e proprio immobilismo, tipico di una band che sembra voler cullarsi sugli allori e che timidamente cerca di far vedere un’evoluzione artistica: Loser e Walking Away sono delle pecore nere che, oltre ad essere i brani più interessanti di Gold Cobra, sono anche le migliori ballad della loro carriera.

Gold Cobra conferma una cosa che comunque era già assodata: i Limp Bizkit sono in realtà il progetto della coppia Durst-Borland. Un duo che ha la fortuna di essere accompagnato da una sezione ritmica di valore assoluto. Ascoltatevi il finale di Douche Bag: non osiamo pensare cosa sarebbe successo se Sam Rivers e John Otto avessero avuto più voce in capitolo.

Nicola Lucchetta

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