Lo Stato Sociale Turisti Della Democrazia
Recensito da Redazione Outune il
31 gen 2012

La canzone title-track dell’Ep che fa un po’ il verso a Brondi diventa un caso nel circuito alternative, e l’interesse sempre più crescente nei loro confronti sembra richiedere a tutti costi il definitivo debutto della band. Cosa che ora può dirsi avvenuta, dato che “Turisti della democrazia“ uscirà il prossimo 14 febbraio in tutta Italia (un’idea per San Valentino, insomma). È un disco ben strutturato, compatto e intelligente sin dalla scelta del nome: la loro è un’ironia pungente che non si ferma al quotidiano dei giovani, ma che si inoltra senza troppe turbe nella più intricata sfera politica e (come il loro nome già suggerisce) sociale.
Già dall’apripista “Abbiamo vinto la guerra”, Lo Stato Sociale si mostra senza incertezze e con dovizia di particolari. Giocano al meglio con i riff di tastiera ed i ritmi dance che ultimamente vanno tanto per la maggiore (vedi I Cani), e su questi sviluppano un cantato misto parlato che ricorda molto i corregionali Offlaga Disco Pax. Per quanto riguarda i temi trattati e i modi schietti, strizzano invece più di un occhio ai toscani Zen Circus, né è prova la canzone/sfogo “Mi sono rotto il cazzo”, vero gioiello che balla costantemente tra ironia e cinismo, con uno sguardo che a tratti si fa duro e distaccato nei confronti di molti luoghi comuni della nostra generazione (Mi sono rotto il cazzo/degli esperimenti del frequentiamoci/ma senza impegno […]/Mi sono rotto il cazzo dei codardi/con l’amore degli altri). In confidenza, come dargli torto. Ma lo sguardo de Lo Stato Sociale è ampio, e passa dalla non-conoscenza che facciamo delle altre persone nei brevi stralci quotidiani (Ladro di cuori col bruco),all’alienamento dell’uomo nel mondo moderno (Cromosomi), alla mania di esibizionismo (Sono così Indie), per giungere alla storia di non-amore pre-confezionato di “Amore ai tempi dell’IKEA” – tutto ovviamente sotto il segno di una superba ironia che è decisamente il loro marchio di fabbrica.
Per tirare le somme, in un’epoca in cui spesso non si chiede che ballare (e il ballare si sa, annichilisce i pensieri), forse non c’è niente di meglio che una band come questa, che sia su più strati: il primo capace di coinvolgere, il secondo di far pensare.
Andrea Suverato









