Lorenzo Tucci – Tranety

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Finalmente posso parlare bene, senza timore di cadere in retorici sciovinismi, di un progetto di jazz italiano. Mi riferisco a “Tranety” di Lorenzo Tucci, cd incentrato sulla poetica di John Coltrane (1926-1967). Freschezza, intensità e feeling caratterizzano i dieci brani del trio che vede, oltre a Lorenzo alla batteria, l’ottimo Claudio Filippini al piano e

Finalmente posso parlare bene, senza timore di cadere in retorici sciovinismi, di un progetto di jazz italiano. Mi riferisco a “Tranety” di Lorenzo Tucci, cd incentrato sulla poetica di John Coltrane (1926-1967). Freschezza, intensità e feeling caratterizzano i dieci brani del trio che vede, oltre a Lorenzo alla batteria, l’ottimo Claudio Filippini al piano e Luca Bulgarelli al contrabbasso.

Una scelta felice, quella del batterista abruzzese, di concentrarsi sulla formazione a trio (tre è il numero perfetto, nella musica ed anche in altro) e nel tentare una rilettura, in questo caso felicissima, di brani dell’immenso Coltrane. Così “Equinox“, “Moment’s Notice” e compagni scorrono via rivitalizzati da un’interpretazione che tenta di districarne l’intima complessità.

Coltrane fu, in vita, personaggio carismatico, profondo innovatore del linguaggio jazzistico, ed anche personaggio caratterizzato da crescente bisogno di spiritualità (per la cronaca: la African Orthodox Church lo dichiarò Santo nel 1982). Certo è che il personaggio, a tanti anni ormai dalla sua prematura dipartita, continua ad esercitare un incredibile fascino su tanti musicisti.

Piacevole, per tornare al CD, anche “Afro Blue” del grande Mongo Santamaria (1917-2003), sulla quale sono stati apportate notevoli variazioni ritmiche rispetto alla divisione ternaria originaria. Anche “Afro Blue” fu, comunque, tema assai caro a Coltrane e dunque i nostri eroi non sono andati, come si diceva una volta a scuola, fuori tema. Tutt’altro. Piacevoli anche i tre brani originali di Tucci e Filippini. Indubbiamente un bel prodotto che prosegue il discorso bebop/hard bop iniziato, da Lorenzo Tucci, con “DruMonk” riuscendo a sfuggire al sempre incombente pericolo di cerebralità e di freddezza.

Marco Lorenzo Faustini

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