L’Orso – L’Adolescente EP

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Mattia Barro è L’orso. Tommaso Spinelli è L’orso. Sì, perché è L’orso ad essere nato, composto e cresciuto sulle esperienze di vita di entrambi i componenti, capaci, in modo sincero ed immediato, di esporre lucidamente le problematiche dell’adolescenza. Sebbene dovrebbero, quantomeno anagraficamente, averla superata da un bel po’ i due riescono comunque a far rivivere

Mattia Barro è L’orso. Tommaso Spinelli è L’orso.
Sì, perché è L’orso ad essere nato, composto e cresciuto sulle esperienze di vita di entrambi i componenti, capaci, in modo sincero ed immediato, di esporre lucidamente le problematiche dell’adolescenza. Sebbene dovrebbero, quantomeno anagraficamente, averla superata da un bel po’ i due riescono comunque a far rivivere i problemi che hanno accomunato i diciotto anni di tutti i diciottenni di cinque – sei anni fa: la birra dei pakistani, i risvegli in macchina, gli amori che amori non erano, i brufoli, lo scambiarsi i ‘sentimenti’ per gioco.

Numerose sono le (ovvie) influenze ritrovabili nel disco, per restare nel Bel Paese si può sentire qualcosa di Dente e/o delle Luci Della Centrale Elettrica, ovviamente utilizzando gli opportuni termini di paragone. Un’attitudine alla semplicità che ricorda la dolcezza delle migliori ballate di Belle & Sebastian o pezzi sparsi qua e là di artisti come Butcher The Bar (Get Away) e i The Accidental (Time And Space).
Ricorda, non assomiglia.

Nonostante la semplicità stilistico – musicale l’EP risulta ascoltabilissimo e gradevole, anche se a volte ci si immagina una batteria sotto a tenere il tempo; semplicità ed incompiutezza da una parte, un lessico ed una proprietà di linguaggio tale da rendere ‘vive’ alcune metafore al limite del fantascientifico, dall’altra. Questo è L’orso: un bicchiere in cui inizialmente si aveva dell’acqua, ci si è aggiunto dello zucchero e poi del sale per contrastare la troppa dolcezza, del miele e del limone, della birra e della vodka per i momenti più negativi e si è arrivati a questo mix che, sorprendentemente, sa di buono.

Federico Croci

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