Love Inks – E.S.P.

Love Inks Esp /5
I Love Inks pare prendano il loro nome da un’antica pratica voodoo che consisteva nello scrivere nuove lettere d’amore con l’inchiostro ricavato dalle ceneri di quelle degli amori passati, bruciate in un fuoco rituale. Qui si brucia il vecchio, senza dubbio, e si ricostruisce il nuovo sulle ceneri del post punk alla Bauhaus e su

I Love Inks pare prendano il loro nome da un’antica pratica voodoo che consisteva nello scrivere nuove lettere d’amore con l’inchiostro ricavato dalle ceneri di quelle degli amori passati, bruciate in un fuoco rituale. Qui si brucia il vecchio, senza dubbio, e si ricostruisce il nuovo sulle ceneri del post punk alla Bauhaus e su quelle dei più recenti XX, consacrando il tutto al dio del minimalismo maniacale.

In “E.S.P.” tutto è pensato per essere il più semplice e d’effetto possibile, dagli intrecci di basso e voce che lasciano la chitarra in secondo piano, permettendole di ricamare interventi quasi jazzistici, all’utilizzo dosatissimo e mai sbavato del sintetizzatore (in questo caso un Moog Satellite) e di una batteria elettronica che più vuota la potevano pensare solo gli Arab Strap.

Il tutto per mezz’ora di musica che, per un lavoro del genere, fatto di piccoli testi a volte di due o tre righe massimo (vedi il singolo “Black Eye”) ma tuttavia d’effetto anche (o soprattutto) perché sospirati a mezza voce, è decisamente la durata ideale: probabilmente se fosse stato più lungo ci avrebbe stufato, ma così ci rimane la sensazione di qualcosa di magico, etereo e sospeso in un mondo irreale ed oscuro che non può non affascinare, a prescindere dall’originalità degli ingredienti.

Francesca Stella Riva

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