Madina Lake – World War III

madina lake world war III recensione /5
Chi lo avrebbe mai detto che un fatto tragico potesse diventare la scintilla capace di mettere nei giusti binari la carriera dei Madina Lake? Parliamo di una band dalle ottime potenzialità, ma che con i precedenti album “From Them, Through Us, To You” e “Attics To Eden” si è creata l’immagine di combo capace di

Chi lo avrebbe mai detto che un fatto tragico potesse diventare la scintilla capace di mettere nei giusti binari la carriera dei Madina Lake? Parliamo di una band dalle ottime potenzialità, ma che con i precedenti album “From Them, Through Us, To You” e “Attics To Eden” si è creata l’immagine di combo capace di azzeccare una manciata di brani clamorosi in un mare di mediocrità.

World War III” segue, dal punto di vista della qualità, un percorso inverso rispetto a tutte le precedenti release: partenza sempre energica ma qualitativamente bassa, con una “Howdy Neighbor” fin troppo autocitazionista. Ma già con la successiva “Imagineer” (brano prodotto da Billy Corgan degli Smashing Pumpkins) il valore delle canzoni si impenna. I dodici brani presenti sono un potente mix di elettronica, pop, punk e ritornelli da arena rock band navigata, che in un’alternanza di atmosfere oscure e solari chiude alla grande la trilogia legata al personaggio di Adalia, per quello che è di gran lunga il miglior capitolo della loro carriera. I beat e i sintetizzatori, aiutati anche da linee melodiche mai così evocative, rubano spazio alla potenza del rock che, escludendo l’inizio e una hidden track finale, sembra messa in secondo piano. Una scelta stilistica che rende il prodotto, nella sua maturità, comunque ben ancorato al passato: il desiderio di ampliare la fanbase non tradisce i trademark della band statunitense, presenti e radicati nel loro sound.

Visto quanto successo di recente, la notizia di un nuovo Madina Lake è da accogliere positivamente; si avvicina al miracolo se lo stesso in così poco tempo e con un risultato finale sorprendente. “World War III” è un ottimo disco, capace di far esprimere quelle potenzialità che nei primi due sembravano soffocate dalla mancanza di idee ben chiare. Sembravano bruciati, ma ora si trovano davanti un radioso futuro.

Nicola Lucchetta

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