Mallory Knox – Asymmetry

mallory-knox-asymmetry-recensione 3.5/5
Con “Asymmetry” i Mallory sono chiamati alla conferma di tante ipotesi sul loro luminoso futuro, e arrivano puntuali all’appuntamento.

In Italia restano pressoché sconosciuti, ma i Mallory Knox hanno dato un bello scossone alla scena rock britannica in questo biennio. Dopo il promettente EP “Pilot”, del 2011, la formazione di Cambridge ha collezionato un gran lotto di brani dando alle stampe il sorprendente debutto “Signals” nel 2013. Un avvio incendiario, che ha creato molto buzz intorno al loro nome, seppur abbastanza circoscritto geograficamente.

Con “Asymmetry” i Mallory sono chiamati alla conferma di tante ipotesi sul loro luminoso futuro, e arrivano puntuali all’appuntamento. Si inseriscono brillantemente in mezzo ad un panorama alternative rock che sembrava ormai aver ceduto completamente il passo all’indie, ma che ora torna alla ribalta con nomi in ascesa (vedere anche Lonely The Brave, Lower Than Atlantis) . Avendo come grande termine di paragone gli Young Guns, ormai in via di consacrazione, la formazione capitanata da Mikey Chapman ha dimostrato grande carattere staccandosi dal pericolo dell’anonimato con una seconda prova in studio che colpisce per la rapidità con la quale riesce a creare senso di familiarità nell’ascoltatore.

Certo, non siamo di fronte a qualcosa di nuovo, nessun mostro di tecnica, un frontman nè istrionico nè eccessivamente iconico, eppure è proprio per questo che hanno tutte le carte in regola per emergere. Non c’è assolutamente nulla di pretenzioso nella loro proposta e hanno dalla loro un piglio rock individiabile e una buona abilità in fase di songwriting che inizia a strizzare l’occhio alle radio. Il primo singolo “Ghost In The Mirror” è un perfetto biglietto da visita, così come il secondo estratto “Shout At The Moon” che presenta un ritornello di un’efficacia sbalorditiva. Il bel giro di basso di “Dying To Survive” spiana la strada ad una track-list solida e compatta. Non manca qualche influenza emo che emerge in particolare nel brano più lungo dell’LP, quella “She Took Him To The Lake” che regala l’interpretazione più emozionante di Chapman. L’ultimo brano, “Dare You”, conclude infine il disco con la giusta dose di melodia facendo un po’ il verso ai primi Fall Out Boy nel ritornello, ma con un mood più autoritario.
Adesso basta evitare come la peste la monotonia e inseguire una costante evoluzione. Perchè la storia recente ci insegna che in UK la fama è bastarda, più che altrove.


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