[Modern Rock] Guns N’Roses – Chinese …

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[Modern Rock]  Guns n’Roses – Chinese Democracy (2008) Chinese Democracy – Shackler’s Revenge – Better – Street Of Dreams – If The World – There Was A Time – Catcher In The Rye – Scraped – Sorry – Riad n’the Bedouins – I.R.S. – Madagascar – This I Love – Prostitute Sito ufficiale della band

[Modern Rock]  Guns n’Roses – Chinese Democracy (2008)

Chinese Democracy – Shackler’s Revenge – Better – Street Of Dreams – If The World – There Was A Time – Catcher In The Rye – Scraped – Sorry – Riad n’the Bedouins – I.R.S. – Madagascar – This I Love – Prostitute

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Sì, è vero. Il nuovo album dei Guns n’Roses è uscito. Tagliamo la testa al toro. E’ bello? Più del previsto. E’ strano? Parecchio.Vale i 15 anni di attesa? No, al limite 5 (anche se non ci immaginiamo Axl costantemente sotto al lavoro per 15 anni). Vale i 13 milioni spesi? No dai. E’ all’altezza dei vecchi Guns? Domanda scorretta: questo è una disco diverso, molto diverso. Comunque no.

La cosa che già sapevamo tutti è che nel disco non ci sono ‘guns’…e nemmeno ‘roses’…a parte Axl Rose. L’album è tecnicamente un disco solista del cantante: il risultato è che la voce del gatto rosso è assoluta protagonista, l’altra faccia della medaglia è che manca lo spirito di un gruppo e l’apporto di strumentisti fondamentali in fase di composizione. A livello puramente stilistico è una prosecuzione nel futuro di Use Your Illusion II (ultimo disco in studio della band): una coraggiosa reinvenzione del rock sinfonico, dove ogni pezzo ha una sua identità ed è pieno di influenze diverse (hard rock, industrial, elettronica e campionamenti, musica classica etc etc). Tutti i brani vanno dai 4 ai 6 minuti, non c’è nessun mattone epico come i classici ‘November Rain’ o ‘Estranged’, eppure ogni pezzo sembra una piccola opera, tanto è vario, tanto è stratificato il sound e tanto numerosi sono i dettagli.

La voce di Axl è davvero ovunque e se lui era il vostro idolo questo è l’album dei vostri sogni: usa la voce in tutta la sua potenza e in tutta la sua estensione, da sola, sovraincisa, filtrata…urla come un matto, sussurra sognante…insomma, ne fa di ogni. Le melodie vocali poi sono sempre ricercate e i testi sono ricchi e ispirati…proprio da ricopiare sul diario di scuola come ai vecchi tempi!
La più grossa lacuna del disco, cosa che renderà la vita dura a tantissimi fans, sono le ritmiche. Il basso è praticamente inesistente (il sound sferragliante di Duff è solo un ricordo), e le chitarre di accompagnamento sono davvero poverissime. Ce l’hanno scritto in faccia che sono nate più dalla mente di un cantante che da quelle di un chitarrista: sono molto elementari e impallidiscono rispetto ai riff che tessevano Izzy e Slash, rimangono a galla solo grazie a super effetti di produzione ma basta ricordare i primi 30 secondi di una ‘Welcome To The Jungle’ per spazzare via qualsiasi cosa contenuta in questo disco.
A livello di chitarre soliste il discorso è radicalmente differente: abbiamo un immenso collage di sovraincisioni, nate presumibilmente dalla collaborazione in questi anni con mille artisti. Buckethead, Brian May, Dave Navarro, Bumblefoot, Zakk Wylde…? Possiamo solo fare congetture su chi ha effettivamente partecipato, sta di fatto che ci sono 3000 assoli che vanno dal flamenco al virtuosismo progressive.

Il disco è una grande opera: difficile che qualche pezzo diventi un classico come quelli storici della band, però ci sono indubbiamente molti momenti memorabili e l’album dà grandi soddisfazioni ad ogni ascolto. Rimane un disco dove comunque le parti sinfoniche e melodiche stracciano numericamente i segmenti prettamente heavy (più roses che guns, insomma) e la produzione moderna piena di campionamenti ed effetti può essere alienante per molti ascoltatori.
L’album di sicuro catalizzerà l’attenzione per parecchio tempo, anche perché sembra che per qualcuno l’interesse per il nuovo materiale di Axl sia morboso come rallentare per guardare gli incidenti in autostrada.
Cosa ci riserva il futuro non si sa: tutto può essere possibile come altri due cd fino al 2012 per chiudere una trilogia nata con questo Chinese Democracy (come vorrebbe Axl) oppure un’inaspettata reunion coi vecchi soci (come vorrebbe tutto il resto del mondo). Basta non avere altri 15 anni di silenzio.

Marco Brambilla

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