Monster Magnet Last Patrol

Monster Magnet Last Patrol 3.5/5
A volte è bello avere delle certezze. Ad esempio quella del disco triennale dei Monster Magnet. Una consuetudine che dura dal capolavoro “Dopes To Infinity” (1995), fra le pietre miliari dello stoner rock. D’allora la band guidata da Dave Wyndorf ha sempre pubblicato un full – length ogni tre anni, nonostante nel 2006 lo stesso

A volte è bello avere delle certezze. Ad esempio quella del disco triennale dei Monster Magnet. Una consuetudine che dura dal capolavoro “Dopes To Infinity” (1995), fra le pietre miliari dello stoner rock. D’allora la band guidata da Dave Wyndorf ha sempre pubblicato un full – length ogni tre anni, nonostante nel 2006 lo stesso leader sia stato fra la vita e la morte a causa di un’overdose. Ma neppure questo ha fermato la marcia del gruppo. Così ora ci troviamo fra le mani il nono album della formazione, per la prima volta priva del chitarrista Ed Mundell, per vent’anni tassello fondamentale del Monster Magnet sound. La bella notizia è che la qualità di “Last Patrol” non ne ha risentito.

Anzi, si tratta di una delle migliori uscite di Wyndorf e compagni. Arriva dritta al punto senza inutili orpelli e sbatte in faccia la sua chincaglieria tardo hippie con una freschezza davvero ragguardevole. Per gente in giro da oltre vent’anni non è poco. È pur vero che da parte del complesso non ci si è sforzati più di tanto in quanto a fantasia; in realtà “Last Patrol” non fa che riprendere molto dell’acid rock presente sugli LP degli anni Novanta, dei quali pare una versione più leggera e persino più vintage. “Three King Fishers“, la cover di Donovan, la dice lunga in proposito, così come le atmosfere rarefatte di “Paradise” e “I Live Behind The Clouds” (fra le altre) sembrano ripiegare verso un suono meno corrosivo rispetto al passato. C’è però l’inatteso battito southern di “Hallelujah” a rafforzare l’insieme, e le sarabande effettistiche della title – track e di “Mindless Ones” fanno sempre piacere. Pazienza se “The Duke Of Supernature” e “Stay Tuned” sembrano reperti recuperati direttamente dal debutto “Spine Of God” (1991) mentre “End Of Time“, con il suo space rock retrò, omaggia per l’ennesima volta gli Hawkwind: a dispetto della scarsa originalità, si tratta di tre stupendi brani che funzionano a meraviglia. I Monster Magnet sanno ancora scrivere ottima musica, è questo l’importante.


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