My Morning Jacket – Circuital

My Morning Jacket Circuital Recensione 3/5
Li avevamo lasciati nel 2008 con quattordici tracce che misero in discussione la qualità del gruppo. “Evil Urges” non è stato il miglior album dei My Morning Jacket. Fra troppi falsetti e basi decisamente più pop, avevano intrapreso un percorso che si allontanava dal loro modo di essere. “Circuital” rimette tutto in ordine, confermando quella

Li avevamo lasciati nel 2008 con quattordici tracce che misero in discussione la qualità del gruppo. “Evil Urges” non è stato il miglior album dei My Morning Jacket. Fra troppi falsetti e basi decisamente più pop, avevano intrapreso un percorso che si allontanava dal loro modo di essere. “Circuital” rimette tutto in ordine, confermando quella matrice folk rock che gli riesce così bene.

Come per ogni movimento circolare anche qui si ripassa per il “Via”. Jim James conferma l’intenzione di proporre «un suono più sporco, più vero» con un deciso ritorno alle radici e un progetto che sembra aver ritrovato la giusta rotta. E in questo percorso la registrazione nella propria terra, il Kentucky, e soprattutto in presa diretta, quasi a voler riproporre in studio l’indiscutibile talento live, hanno assunto un ruolo fondamentale.

Le prime due tracce si prenotano i quindici minuti iniziali del disco: “Victory dance” è un crescendo di suoni, una progressione che senza pause si aggancia alla successiva, lunghissima, squillante title–track. Sono sicuramente i brani più rappresentativi, quelli di maggiore impatto. “Wonderful (The way i feel)” e “Movin away”, dagli accordi più lenti, fanno invece da cornice a una scaletta che prosegue senza strattoni, con quel ritmo che non esplode, ma non annoia mai e accompagna piacevolmente l’ascolto fino all’ultima traccia.

Riccardo Rapezzi

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