N.A.N.O. – I Racconti Dell’Amore Malvagio

nano racconti dell'amore malvagio recensione /5
A quattro anni dal debutto Mondo/Madre, torna Emanuele Lapiana con il secondo disco del progetto N.A.N.O., ancora una volta per l’etichetta Fosbury. E’ un album intenso nei suoni come nel linguaggio utilizzato, che apre un’altra finestra sul mondo poetico dell’ex leader dei trentini C.O.D. Come nell’album di debutto, Lapiana si muove su coordinate musicali che

A quattro anni dal debutto Mondo/Madre, torna Emanuele Lapiana con il secondo disco del progetto N.A.N.O., ancora una volta per l’etichetta Fosbury. E’ un album intenso nei suoni come nel linguaggio utilizzato, che apre un’altra finestra sul mondo poetico dell’ex leader dei trentini C.O.D.

Come nell’album di debutto, Lapiana si muove su coordinate musicali che sembrano voler unire la tradizione cantautorale italiana ai suoni più moderni provenienti dall’estero. Musicalmente è notevole l’influenza dei Radiohead elettronici di Kid A, che si sente specialmente nei suoni sintetici di E.M.I., mentre altrove emerge una vena più rock, che si esprime specialmente nella breve invettiva di Io accuso (“Il sessantotto ci ha rotto il cazzo” urla Lapiana in uno dei brani più divertenti e riusciti del disco). Cuoricino, nonostante il titolo infelice, è una splendida ballata elettronica, che si permette solo un attimo di polemica nel finale, quando il cantautore se la prende con i Baustelle.

Notevoli gli ospiti presenti sull’album: oltre a Pacifico, che duetta con Lapiana nel brano di apertura Y, fa la sua comparsa anche Max Collini degli Offlaga Disco Pax, che presta la sua voce e le sue inconfondibili narrazioni a due brani del disco. Ma a fare veramente la differenza è Sara Mazo, ex cantante degli Scisma, che con la sua voce calma offre il perfetto contraltare alle inquietudini del narratore in Il buio e Brainstormo. Un gradito ritorno che speriamo porti ad altre collaborazioni in futuro. Infine c’è spazio per un’altra voce inconfondibile, quella di Federico Fiumani dei Diaframma nel brano Lo squalozecca, che, però, tra tastiere new wave e ritornello pop, non riesce a trovare una sua identità e cade presto nel dimenticatoio.

Ma a parte qualche incidente di percorso (gli eccessi patetici nella lettera a Dio di Cohen sono un altro esempio), il disco conferma appieno quanto di buono detto fino ad ora su N.A.N.O.: Lapiana ha le idee molto chiare su quello che vuole fare e cammina con sicurezza sulla sottile linea tra pop e rock d’autore.

Giorgio Bonomi

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