NaFoi Spazio Elettrico Leggero

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Ci hanno messo un po’ di tempo i NaFoi, ma ne è valsa assolutamente la pena. Il secondo disco della band pavese giunge dopo una gestazione lunga e non indolore, ma dimostra nuovamente che la musica indipendente italiana ha ancora molto da dire e, soprattutto, ha molte voci con cui farlo. Purtroppo, anche in un

Ci hanno messo un po’ di tempo i NaFoi, ma ne è valsa assolutamente la pena. Il secondo disco della band pavese giunge dopo una gestazione lunga e non indolore, ma dimostra nuovamente che la musica indipendente italiana ha ancora molto da dire e, soprattutto, ha molte voci con cui farlo. Purtroppo, anche in un ambiente che dovrebbe essere caratterizzato da dinamiche diverse da quello delle major, spesso si finisce per dare credito ai soliti noti, cui viene dato immenso spazio a scapito di realtà che, se aiutate, sarebbero vere e proprie rivelazioni. Già al debutto, ancora acerbo ma dalle grandi prospettive, il gruppo aveva dimostrato di saper maneggiare molto bene quell’elettronica che aveva fatto la fortuna di gruppi come i Bluvertigo, con l’aggiunta di testi intelligenti e mai banali.

Ebbene, oggi la band ha raggiunto la piena maturità artistica, nonché la consapevolezza completa dei propri mezzi anche grazie all’aggiunta di un vero batterista e non più di una limitante drum machine. Quello che ne esce, anche solo dopo un primo ascolto, è un album molto poco italiano, che guarda spesso oltre confine e che se venisse supportato nel modo giusto potrebbe dare molte soddisfazioni tanto all’ambiente, quanto alla stessa band.

Impossibile ascoltare brani come S.E.L. o i giustamente recuperati dal lavoro precedente Insetto ed Essenziale senza rimanere colpiti dal muro del suono sprigionato dai Nafoi, anche se il vero consiglio è quello di andare a vederli dal vivo, l’ambito dove i ragzzi pavesi hanno sempre saputo dare il meglio di sé. Piccola nota polemica: è un peccato che ormai la stampa specializzata abbia così poca voglia di ascoltare nuovi gruppi, di andare a scovare nuove realtà anche quando vengono proposte direttamente ai loro indirizzi. Certo, la proposta è abnorme, ma la precedenza va sempre e comunque a vecchi artisti che spesso di buono hanno solo il loro passato.

Luca Garrò


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