[New Wave-Shoegaze] The Marigold – Tajga

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[New Wave-Shoegaze] The Marigold – Tajga (2009) Exemple de Violence – Tundra – Swallow – Eleven Years – Sin – Tajga – Degrees – Novole – Alonehttp://www.myspace.com/themarigoldbandhttp://www.myspace.com/acidcobra L’oscurità palpabile di questo album, spesso virata verso la claustrofobia, è senza dubbio la cifra stilistica più interessante dei Marigold, oltre che la più percepibile. Ascoltando Tajga non si

[New Wave-Shoegaze] The Marigold – Tajga (2009)

Exemple de Violence – Tundra – Swallow – Eleven Years – Sin – Tajga – Degrees – Novole – Alone

http://www.myspace.com/themarigoldband

http://www.myspace.com/acidcobra

L’oscurità palpabile di questo album, spesso virata verso la claustrofobia, è senza dubbio la cifra stilistica più interessante dei Marigold, oltre che la più percepibile.
 Ascoltando Tajga non si può che rimanere colpiti (nel senso più violento della parola), dal suono saturo ed evocativo di questa band, dalla densità delle trame di chitarra, figlie allo stesso modo del
post-rock e dello shoegaze, dalla  sostanza ipnotica di cui sono fatte le parti di batteria.

Se bisogna parlare di obiettivi centrati, i Marigold riescono dove, molto facilmente, si fallisce: la loro musica è palpabile, concreta, esce dalle casse e riempie di nebbia la stanza, ci avvolge, non ci fa scappare.
Assediati dai suoni, ci sentiamo stringere la gola ascoltando “Exemple de Violence”, figlia allo stesso modo di “Venus in Furs” dei Velvet Underground e di “Don Aman” degli Slint, respiriamo New Wave con Tundra, e scivoliamo nello shoegaze compatto dei My Bloody Valentine con Swallow, cantata come se fosse un pezzo dei Cure.
La tensione non si smorza mai, se non con “Tajga”, la title track, che offre quattro minuti di quiete prima della preannunciata esplosione  sul finale di  “Degrees”.
“Alone”, che inizia con il ritmo lento di un respiro profondo, e su questo, campionato, costruisce la ritmica del pezzo, ci insegna la strada per uscire dall’apnea, che si dipana  fra suggestioni chitarristiche vicine a  “Disintegration” dei Cure, avvolgendosi poi intorno alla voce e alla base,  ultimo suono a rarefarsi e  poi sparire, quando la nebbia si dirada, .

Resta da sentirli  live, i Marigold, possibilmente in prima fila sotto al palco, possibilmente con i bassi che bucano la pancia, possibilmente nella giusta serata d’inverno, per vedere ricreata sul palco la fredda atmosfera di “Tajga”, della taiga, paesaggio naturale perfetto e mai così a ragione evocato, di questo ottimo cd.

Francesca Stella Riva

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