Nickelback Here And Now

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E’ stato definito un lavoro abbastanza schizofrenico dalla band stessa ed effettivamente “Here And Now” dei Nickelback alterna pezzi aggressivi, dove la melodia viene messa da parte, ai classici brani più lenti e cadenzati dove i ritornelli colpiscono nel segno. La prima cosa che salta all’orecchio è la produzione, grassissima, bombastica e veramente tirata all’eccesso

E’ stato definito un lavoro abbastanza schizofrenico dalla band stessa ed effettivamente “Here And Now” dei Nickelback alterna pezzi aggressivi, dove la melodia viene messa da parte, ai classici brani più lenti e cadenzati dove i ritornelli colpiscono nel segno. La prima cosa che salta all’orecchio è la produzione, grassissima, bombastica e veramente tirata all’eccesso dal gruppo stesso, che ha ripreso pieno possesso della consolle in fase di mixing: “This Means War” non sembra nemmeno un brano dei Nostri tanto pesta! “Bottoms Up” farà saltare su e giù platee immense che seguiranno i loro prossimi concerti, mentre “When We Stand Together” è il classico pezzo che anche i parenti che occasionalmente ascoltano la radio avranno sentito almeno una volta. “Midnight Queen” è l’ennesima cover di “Animals“, veloce ma poco incisiva, “Gotta Get Me Some” conferma invece che il fantasma di “All The Right Reasons” se la spassa allegramente tra i solchi del nuovo platter (e non è un male).

Farà sorridere molti, ma la canzone migliore di “Here And Now” è un lento: “Lullaby” si inserisce con prepotenza tra le migliori di sempre grazie a un’emotività dirompente che emerge dal testo e da una struttura dove tastiere e un pizzico di elettronica acuiscono il coinvolgimento. Si torna a pestare con “Kiss It Goodbye” che però risulta troppo simile alla seconda traccia e quindi facilmente skippabile. “Trying Not To Love You” è la prima ballad in cui l’amore viene trattato, il ritornello positivo contrasta col mood abbastanza cupo e triste indotto dall’arpeggio iniziale: non indimenticabile ma un brano tutto sommato gradevole. “Holding On To Heaven” e “Everything I Wanna Do” non sono male, ricordano entrambi ATRR nei chorus (la prima) e nella cadenza (la seconda, con un basso stiloso), mentre il finale con “Don’t Ever Let It End” lascia abbastanza l’amaro in bocca nella sua inconsistenza.
Vero, rispetto alla prelistening iniziale alcune nostre impressioni sono cambiate, finendo per favorire qualche momento che al primo impatto non c’aveva convinto. E’ questa in sostanza la forza del settimo disco da studio dei Nickelback, ovvero non essere scontato e proporre più legne in faccia nei brani aggressivi e melodie sempre più ariose e aperte nei lenti. Non si tratta del loro miglior album ma, semplicemente, di un altro ennesimo buon album. Scusate se è poco.

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