[Noir Blues] Soulsavers – Broken (2009)

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  The Seventh Proof – Death Bells – Unbalanced Pieces – You Will Miss Me When I Burn – Some Misunderstanding – All the Way Down – Shadows Fall – Can’t Catch the Train – Pharaoh’s Chariot – Praying Ground – Rolling Sky – Wise Blood  – By My Side http://www.myspace.com/soulsavershttp://www.v2music.com/ Esce curiosamente in sordina

 

The Seventh Proof – Death Bells – Unbalanced Pieces – You Will Miss Me When I Burn – Some Misunderstanding – All the Way Down – Shadows Fall – Can’t Catch the Train – Pharaoh’s Chariot – Praying Ground – Rolling Sky – Wise Blood  – By My Side

http://www.myspace.com/soulsavers
http://www.v2music.com/

Esce curiosamente in sordina il nuovo (capo)lavoro dei Soulsavers, guidato da un singolo (Sunrise) nemmeno presente nel disco. Cosa è cambiato dal precedente “It’s Not How Far bla bla bla”? Un sacco di cose, ma non la presenza di Lanegan. Il calore vivo e vitale del soul e del blues che infuocava il sound dell’augusto predecessore è sostituito con una sorta di rock atmosferico e decadente, dai tempi e dalle atmosfere dilatate, oscuramente eteree e sofferte che prenderebbero il volo volentieri se la voce concreta e sofferta di Lanegan non le tenesse incatenate sulla terra.

In realtà stiamo mentendo, perché fra le tredici tracce di questo lavoro c’è tanto altro, come la psichedelia lercia e arrogante di Death Bells, l’oscuro gospel di All the Way Down, la decadenza pianistica Can’t Catch The Train, il blues ipnotico di Umbalanced Pieces, il rock intimista di Some  Misunderstanding o quello lancinato di Shadows Fall o anche… ok, avete capito bene e sappiate che tutto funziona alla perfezione e senza una nota fuori posto.

Broken vanta anche la presenza di tantissimi ospiti anche se, in alcuni casi, sfugge il loro valore aggiunto. Spiegatemi ad esempio che senso può avere ospitare Mike Patton per relegarlo ai cori sotto (molto sotto) al vocione di Lanegan. Si tratta comunque di uno stupido dettaglio, per quanto ci riguarda Broken finisce direttamente nella Top Five dell’anno, voi fate come preferite.

Stefano Di Noi

 

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